Sinistra arcipelago

Sinistra arcipelago, ma con meno fortuna della vecchia DC che, da partito- arcipelago governò per decenni… Altre “ruserie”!
Lì le isole,gli isolotti non erano, fino ad un certo punto, travolti dalle correnti,anche tante ed essa, la Dc, riusciva ad essere sempre il centro con varie braccia e tentacoli.
La sinistra invece no,cerca il centro, ma lo perde, il centro-sinistra è ed è stata un’ insidia, la sua sinistra è “maladroite”, la sua destra governa male e non è capace neppure di camuffarsi tanto. Una Babele di personaggi, lingue,ambizioni o progetti abortiti…Più si avvicina la scadenza elettorale e più l’inclinazione a scindersi,a brancolare,aumenta. Una specie di”cupio dissolvi”, si direbbe.
Pisapia oggi annuncia che rinuncia non essendo “riuscito a cambiare il centro-sinistra”: Beh certo con gli ossimori è difficile, lo capisco.. anche in letteratura, figuriamoci in politica.
Allora il campo si presenta così:
ci sarà una lista Progressista, gli ex Sel pare confluiranno nel gruppo di Pietro Grasso “Liberi e Uguali” ( mi chiedo:uguali a chi, a prima, agli altri, uguali nel senso antico-giacobino?); il Pd continua nella sua rotta di governo ( che non è centro-sinistra, forse centro-destra, chissà, bisognerebbe riformulare punti cardinali e capacità di laterizzazione forse).
Lo “ius soli”è in fondo a tutto, sparito dall’agenda, difficile farlo rimontare, è sperso …come i barconi di migranti che solcano il Mediterraneo… Il resto…come prima. Devo ripassarmi questa mappa complicata.

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Aspettando Godot

Place Saint Michel oggi: tornavo dal fare la spesa e ho visto bandiere rosse da lontano, poche per la verità.C’erano un gruppo della CGT, un gruppo del “Front social de secours” e un’altro di cui non ricordo la sigla, con cartelli contro la” loi travail” e contro “le monde de Macron”, una specie di presidio di una piazza fra le più centrali e turistiche di Parigi. Ho pensato che ancora la gente doveva arrivare, invece, non arrivava nessuno… Dopo un po’ sono rientrata a casa. “Aspettando Godot”, ho pensato.
In questo momento non c’è opposizione in Francia al decisionismo di Macron, nè in parlamento, nè sulle piazze, nonostante egli sia sceso nei sondaggi di alcuni punti. Non c’è opposizione efficace perchè non ci sono i soggetti sociali, e la loro traduzione politica soprattutto,in grado di riunire,mobilitare e proporre; entrambe le ali estreme, il FN. di Marine Le Pen e la FI di J Luis Melenchon, hanno problemi interni, quasi nulla è la loro forza di contrasto all’esterno; il PS è in briciole e Polifemo l’ha fagocitato…
La domanda rimane quella di almeno dieci anni fa: où est-il le peuple de gauche?

La società malata: ricchezza sopra tutto?

La crisi della società occidentale e le lacerazioni che l’attraversano erano già presenti in alcuni pensatori agli inizi del’900; in particolare il predominio dell’economia ed il culto della ricchezza che rischiava di oscurare tutto, valori, morale, politica. Georges Sorel in un saggio importante,”Processo di Socrate” dei primissimi del’900, parla di “governi che si basano sul principio dello scambio;gli uomini non contano..La predominanza delle idee economiche, ha non soltanto occultato la morale, ma ha corrotto i principi politici ed ha reso la politica subalterna ed impotente”.
Qualche anno dopo, nelle”Riflessioni sulla violenza” afferma che il mondo moderno è sempre più influenzato dai valori di una borghesia fortemente sottomessa ad individualismo edonista ed utilitarismo, quindi, votato alla decadenza.
Quasi mezzo secolo dopo, un altro intellettuale e scrittore, Albert Camus, lancia il suo grido nell'”Uomo in rivolta”e punta il dito contro una borghesia “avvilita dalla follia di produzione e potenza materiale” senza più valori, alla quale egli oppone la coscienza e l’agire dell’uomo che si rivolta, dice no e tenta un altro cammino e la costruzione di nuove “élite”. Mi hanno entrambi sorpreso, rileggendoli, per lucidità e contemporaneità.
Abbiamo ancora bisogno oggi di questi pensieri, mi pare.

La laìcité d’abord

 Il tema della laicità in Francia è un nervo scoperto che si irrita ed è dolorante ciclicamente, è uno strumento buono per tutti gli usi, tirato da tutte le parti, dalla “gauche”, dalla destra e dall’estrema destra ,ormai, che ha trovato la bacchetta per trasformare la propria xenofobia in un “valore” che difende la laicità francese dall’oscurantismo islamico. Così in questi giorni la miccia si è riaccesa sul problema dei giorni festivi per gli islamici e delle liceità delle loro preghiere per le strade.
La laicità, quindi, figlia della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, pilastro della République, sinonimo di apertura, sgombra da credenze e pregiudizi, consente il culto cristiano, cosa ribadita dai vari presidenti che si sono succeduti, ma vieta altri culti ed in particolare quello islamico, relegandoli a questione privata e dunque vietando i segni ostensibili, visibili di esso (le leggi contro il velo nei il luoghi pubblici, le crociate contro il burkini ecc). Colui che si ostina a manifestarli è, da tempo, definito un “communautaire” (termine che indica chi voglia esibire segni della propria identità, di appartenza ad una comunità diversa) e così pure tutti quelli che difendono tali comportamenti, talchè costoro sono nemici della Répubblique. Equazione arbitraria e difficilmente dimostrabile…
Oggi Charlie Hebdo, giornale satirico e Mediapart, altro “medium” noto nella realtà francese, prima sullo stesso fronte, sono in polemica sfrenata e pretestuosamente si lanciano accuse reciproche sulla questione del rapporto con l’islam. Mi chiedo e non sono la sola, dove in tutto ciò sia finita la laicità come principio, valore e condotta politica.

Due anni fa

13 Novembre 2015: due anni oggi dagli attentati terroristici di Parigi che hanno fatto 130 vittime e 683 feriti, molti dei quali rimasti disabili. Ero qui allora come oggi.
“Faire France” contro la violenza è uno slogan che circola sulla stampa e nei dibattiti stamattina ad indicare la volontà di non cedere alla minaccia jiadhista e alla paura. Il ministro dell’Interno Gerard Collomb è rassicurante: l’inchiesta dopo due anni ha ricostruito la rete dell’organizzazione, i suoi rifugi, i legami forti col Belgio, ben trenta attentati sono stati prevenuti da quella tragica giornata, grazie all'”état d’urgence”, vi sono più mezzi e più consapevolezza; bisogna tenere la guardia alta. Sono già cominciate ieri le prime cerimonie di commemorazione ed oggi raggiungeranno il culmine nei vari luoghi toccati dagli attacchi.C’è controllo in giro per le strade. Tutto bene allora?
Rimane però il problema di ricostruire e capire i percorsi di radicalizzazione, il progetto che vi sta dietro, la sua “filosofia” in un universo complicato e variegato come quello dell’islamismo nel rapporto con la civiltà occidentale. E questo non è solo affare di “intelligence” ed investigazioni. E’ il problema delle nostre società in Francia e altrove: politica e cultura sono chiamate a rispondere.

JuppMacron

Molte cose ribollono e si rimescolano nella Francia di questi giorni e sembra davvero che i personaggi siano usciti tutti dalla penna di Machiavelli quanto ad astuzie, o da quella di Pirandello quanto al paradosso. Infatti Alain Juppé, leader storico della destra, sconfitto al primo turno delle presidenziali, tende la mano a Macron, si profonde in elogi per i suoi propositi sull’Europa ed ipotizza “un grand mouvement central” per le elezioni europee che unisca tutti gli europeisti in un progetto comune..Questo divide ancor più “Les Républicaines”, già nei tormenti da quando è spuntato l’astro rapace Macron, ma trova sintonia con Valls ex primo ministro socialista, ora in cerca di una zattera per riemergere.,aveno abbandonato il Pse non essendo subito riuscito ad approdare nel movimento mangiatutto”En Marche”.
Ma quel che emerge, secondo un articolo de “Le Figaro” di oggi, induce una domanda ed evidenzia un paradosso innanzitutto: ma allora forse Juppè ha perso le elezioni presidenziali ma ha vinto la partita lo stesso, per procura, ed il suo sogno lo realizzerà, affiancando anche lui e mettendosi “En Marche” con Macron.

Terrorismo a New York

Le “veicule bélier”, come lo chiamano qui in Francia, la macchina Ariete, ha realizzato ieri l’attentato terroristico di New York,  l’ennesimo degli ultimi due anni in Occidente, con un bilancio di 8 morti e decine diferiti. Da mesi si discute non solo sull’ “escalation” terrorista, ma su questa nuova modalità di attacco che ha colpito, dal dicembre 2016, molte città europee, Berlino, Londra, Stoccolma, Nizza, Parigi due volte e Barcellona spargendo paura e distruzione.
La spiegazione dai più avanzata è che, in un momento di indebolimento dell’Isis, questo consente un terrosismo a basso costo ma efficace, che non ha bisogno del sostegno di un’organizzazione in termini di armi, materiale esplosivo e cellule addestrate e ben strutturate. Un terrorismo”solitario”, per così dire, che non smette di colpire comunque  i suoi bersagli, miete vittime e soprattutto tiene alta la tensione, spargendo morte. Oggi a mezzanotte in Francia, paese particolarmente colpito, decade ‘l’état d’urgence”(in vigore dal novembre 20015); esso non può più essere prorogato per varie ragioni, salvo una modifica della Costituzione. Come se ne uscirà?

Progresso

Progresso. Credervi signfica dire che il mondo non smette di divenire migliore. E questo in fondo dà senso alla Storia.
Jules Michelet diceva: “Noi credenti dell’avvenire, che mettiamo la fede nella speranza; Victor Hugo parlava della “nostra fede nell’inevitabile avvenire” e concludeva che “credere al progresso era “pregare verso l’infinito.” Quindi un fatto che ha del religioso. In politica tutto è più pragmatico, tutti se ne servono per scegliere il campo seducente su cui posizionarsi.
Quale politico potrebbe dire che vi è contrario? Nella realtà tutto cambia e “progresso” finisce col diventare cosa nebulosa ed esprimere e realizzare concetti/valori opposti e contraddittori. Per il progresso sono i leghisti di Salvini che vogliono le città abitate solo da ariani, la Le Pen che vuole ripulire la Francia dai maghrebini, Berlusconi che ancora litania su libertà e progresso, Macron che vuole unire tutti i francesi ma valorizzando e proteggendo il Medef, l’associazione degli industriali ..Nella liturgia della politica Progresso è tutto e niente, è “uno, nessuno, centomila”..

Strattonato, il popolo

Gli unionisti si prendono la piazza oggi a Barcelona con una manisfestazione imponente; Pigdemont pubblica una foto degli indipendentisti che manifestano formando una catena di braccia aggrovigliate con la scritta”La força del poble”, ma anche le bandiere degli unionisti sono issate da una folla che è “pueblo”. Entrambi popolo, dunque, ma da parti opposte. E’ dovunque il popolo e ciascuno lo tira a sè.
Come fare allora a distinguere e a trovare il popolo, questo sovrano prigioniero di cui tutti si dicono paladini? Liberiamoci, per prima cosa, dalla retorica che appanna.

Attraverso la porta di Gide

Ho ripreso in mano stamattina “L’immoraliste” di  André Gide  autore che amo e che sto rileggendo, in parte, in francese, godimento più alto. Mi è sembrato più bello e più attuale nella crudezza con cui affronta temi che ci appartengono: libertà, responsabiltà,verità, non verità, l’egoismo fino all’estremo per tentare di ritrovare se stessi, di cui il protagonista, Michel, è esempio a metà fra la consapevolezza ed una sorta di dimensione istintiva pre-coscienziale.
Ho pensato anche che a furia di chiuderci a chiave per proteggerci nei nostri dolori, rischiamo poi di non ritrovarci e Gide cade a proposito nell'”incipit” della “Porte etroite” che riporto in italiano:
“Qualcuno avrebbe potuto farne un libro; ma la storia che vi racconto, io l’ho vissuta con tutto me stesso, fino a consumarmi. Scriverò dunque con semplicità i miei ricordi senza ricorrere a invenzioni per riunirli o rappezzarli quando mi appariranno incompleti; tale sforzo falserebbe l’ultimo piacere che spero di trovare nel loro racconto”. E nella vita, si può aggiungere.