Terrorismo a New York

Le “veicule bélier”, come lo chiamano qui in Francia, la macchina Ariete, ha realizzato ieri l’attentato terroristico di New York,  l’ennesimo degli ultimi due anni in Occidente, con un bilancio di 8 morti e decine diferiti. Da mesi si discute non solo sull’ “escalation” terrorista, ma su questa nuova modalità di attacco che ha colpito, dal dicembre 2016, molte città europee, Berlino, Londra, Stoccolma, Nizza, Parigi due volte e Barcellona spargendo paura e distruzione.
La spiegazione dai più avanzata è che, in un momento di indebolimento dell’Isis, questo consente un terrosismo a basso costo ma efficace, che non ha bisogno del sostegno di un’organizzazione in termini di armi, materiale esplosivo e cellule addestrate e ben strutturate. Un terrorismo”solitario”, per così dire, che non smette di colpire comunque  i suoi bersagli, miete vittime e soprattutto tiene alta la tensione, spargendo morte. Oggi a mezzanotte in Francia, paese particolarmente colpito, decade ‘l’état d’urgence”(in vigore dal novembre 20015); esso non può più essere prorogato per varie ragioni, salvo una modifica della Costituzione. Come se ne uscirà?

Annunci

Progresso

Progresso. Credervi signfica dire che il mondo non smette di divenire migliore. E questo in fondo dà senso alla Storia.
Jules Michelet diceva: “Noi credenti dell’avvenire, che mettiamo la fede nella speranza; Victor Hugo parlava della “nostra fede nell’inevitabile avvenire” e concludeva che “credere al progresso era “pregare verso l’infinito.” Quindi un fatto che ha del religioso. In politica tutto è più pragmatico, tutti se ne servono per scegliere il campo seducente su cui posizionarsi.
Quale politico potrebbe dire che vi è contrario? Nella realtà tutto cambia e “progresso” finisce col diventare cosa nebulosa ed esprimere e realizzare concetti/valori opposti e contraddittori. Per il progresso sono i leghisti di Salvini che vogliono le città abitate solo da ariani, la Le Pen che vuole ripulire la Francia dai maghrebini, Berlusconi che ancora litania su libertà e progresso, Macron che vuole unire tutti i francesi ma valorizzando e proteggendo il Medef, l’associazione degli industriali ..Nella liturgia della politica Progresso è tutto e niente, è “uno, nessuno, centomila”..

Strattonato, il popolo

Gli unionisti si prendono la piazza oggi a Barcelona con una manisfestazione imponente; Pigdemont pubblica una foto degli indipendentisti che manifestano formando una catena di braccia aggrovigliate con la scritta”La força del poble”, ma anche le bandiere degli unionisti sono issate da una folla che è “pueblo”. Entrambi popolo, dunque, ma da parti opposte. E’ dovunque il popolo e ciascuno lo tira a sè.
Come fare allora a distinguere e a trovare il popolo, questo sovrano prigioniero di cui tutti si dicono paladini? Liberiamoci, per prima cosa, dalla retorica che appanna.

Attraverso la porta di Gide

Ho ripreso in mano stamattina “L’immoraliste” di  André Gide  autore che amo e che sto rileggendo, in parte, in francese, godimento più alto. Mi è sembrato più bello e più attuale nella crudezza con cui affronta temi che ci appartengono: libertà, responsabiltà,verità, non verità, l’egoismo fino all’estremo per tentare di ritrovare se stessi, di cui il protagonista, Michel, è esempio a metà fra la consapevolezza ed una sorta di dimensione istintiva pre-coscienziale.
Ho pensato anche che a furia di chiuderci a chiave per proteggerci nei nostri dolori, rischiamo poi di non ritrovarci e Gide cade a proposito nell'”incipit” della “Porte etroite” che riporto in italiano:
“Qualcuno avrebbe potuto farne un libro; ma la storia che vi racconto, io l’ho vissuta con tutto me stesso, fino a consumarmi. Scriverò dunque con semplicità i miei ricordi senza ricorrere a invenzioni per riunirli o rappezzarli quando mi appariranno incompleti; tale sforzo falserebbe l’ultimo piacere che spero di trovare nel loro racconto”. E nella vita, si può aggiungere.

Catalogna infinita

Da  due giorni ormai “alea iacta est” in Catalogna. Il parlamento catalano ha approvato la risoluzione indipendentista che apre un “processo costituente per costituirsi come Repubblica catalana,come Stato indipenente e sovrano(…)”, con 70 voti a favore, 10 contrari e due schede bianche. Intanto il governo Rajoy ha ottenuto dal Senato l’autorizzazione ad applicare per la Catalogna l’art. 155 della Costituzione per la destituzione del governo della Generalidad catalana, con l’obiettivo di indire elezioni entro sei mesi: un’estrema e radicale contrapposizione che non poteva che dare questo esito. La politica di solito deve tessere, qui in questo caso, si è fatto il lavoro inverso.
La Catalogna sembra avere perseguito la politica del peggio e l’Europa procede da un fallimento ad un altro.

La fiaccola di Hegel

Tornare ad Hegel?
Lo spirito governa il mondo, pensava Hegel. La storia cioè è per lui opera dello spirito oggettivo, l’Assoluto che quindi non può che agire attraverso Ragione e pertanto anche, anzi, solo attraverso un percorso complicato in cui sembra prevalere il male, prepara invece l’avvento del bene, in un continuo movimento dialettico che dà conto del mutamento. Con questo egli schiude veramente le porte di una modernità piena nella riflessione occientale e costruisce la sua filosofia della storia, un prezioso grimaldello da cui nasceranno le varie e opposte visioni e intepretazioni del reale.
Allora riflettevo che dentro queste nostre attuali miserie forse dobbiamo tornare alla fiaccola di Hegel…

L’ussaro Rajoy

Rilessioni su un personsggio in cerca di gloria e di identità

Scena: Spagna- Catalogna.
Rajoy l’ussaro, come oggi lo definisce “Le Monde” non senza qualche ragione, personaggio enigmatico: sprovvisto di carisma ma tenace nell’attraversare le tempeste, amato da alcuni, detestato da altri. Ha nel tempo strategia lenta di chi attende che gli eventi si realizzino, che il tempo fili la sua tela,forse spera che l’avversario desista, sfiancato, ma nel frattempo non usa gli attrezzi della politica alta, piuttosto tende la corda fino a quando prima del muro, dà lo strappo finale. Lo stato nazionale va preservato, e questo è un principio, ma in altro modo, evitando di arrivare sull’orlo del burrone. Così non è stato.
Ci si chiede a questo punto da parte di molti se egli abbia fatto crescere l’indipendentismo catalano, nel tempo, per assenza di capacità, di determinazione (doti indispensabili ad un vero leader politico) o se invece, diabolicamente, abbia soffiato sul nazionalismo catalano per privare le istanze indipendentiste, la richiesta di spazi per una identità catalana dentro la nazione Spagna, di qualunque legittimità accettabile, al fine di poterle neutralizzare e cancellare. Forse sono avvenute entrambe le cose col risultato di fratture profonde, ora difficilmente sanabili, della realtà della Spagna come Stato e della società nelle sue articolazioni.

I neonotabili all’assalto

C’era una volta il partito di notabili, partito intermittente, in una società chiusa, a suffragio limitato, in cui pochi candidati competevano per spartirsi i seggi in parlamento. Poi vennero i partiti di massa, con ferrea organizzazione, presenti sul territtorio, aperti a tutti e fortemente mobilitanti. Poi anch’essi declinarono, privati di tante cose, come Sansone dei propri capelli, e persero la loro forza.
Ora in questa smania preelettorale sembra che siano tornati i notabili, i “neonotabili” che vanno in giro e passeggiano per il territorio dopo lungo torpore, si mostrano, si affannano, vogliono restare in sella e si spingono fino ai paesini più sperduti, quasi le colonne d’Ercole per chi è abituato alla stanzialità nei palazzi, nelle sedi di partito o di governo.
Crocetta scopre che la Sicilia ha tanti paesi (è arrivato, mi si dice, anche a Tortorici,mio paese natale), Renzi, comincerà il suo tour in treno, i 5Stelle sono sguinzagliati un po’ dovunque e scorazzano fra promesse salvifico- virtuali e delizie linguistiche.
Si sono svegliati questi “neonotabili”alla conquista del voto, del seggio, delle loro prede e, per un giorno, a turno, ciascun borgo, paese o città dimenticata penseranno di essere al centro, dei pensieri, delle politiche. Ma rimarranno nell’ombra, credo, perchè è dal basso della società, dalle sue risorse associative, comunicative, culturali che dobbiamo ripartire.

Il bacio di Luigino a S.Gennaro

L’uso della religione e della simbologia e ritualità che l’accompagnano, è un elemento costante nella destra estrema e non, anche nelle sue varianti populiste. Molti gli esempi, da quelli classici alle maldestre imitazioni(Le Pen padre, Sarkozy per la Francia, Berlusconi per l’Italia, Aznar per la Spagna): la politica vista come “missione”all’interno di una visione manichea dove si fronteggiano bene e male.
Il neoistituzionale populista Di Maio con l’omaggio a S.Gennaro usa questo espediente sicuro che più vicino al “popolo” non si può! Maradona, ai tempi, e S.Gennaro, oggi Di Maio e S.Gennaro: una coppia che cattura la ancestrale credenza popolare. A completare questa discesa in campo per la carica di premier, una biografia, appena uscita per l’editore Adilberti, molto agiografica, in cui l’autore, un certo Picone suo amico, narra le gesta del prodigioso candidato, dalle elementari fino ad oggi, un piccola patetica epopea per tracciarne il ritratto “adeguato”. Immagino sia di una noia mortale, precisa e impomatata come la faccia del protagonista a cui mancava proprio la sacra unzione vescovile per andare tra la gente munito di insegne rassicuranti: le sue labbra sulla teca del Santo, un coup de théàtre!
Di Maio, un piccolissimo Achille Lauro “en travesti”, insomma.

Commenti
Melina Corrao
Melina Corrao Si ripetono,la finissero ad usare espedienti!!!

· Rispondi ·

1

· 1 h

Gestire

Da diffondere, per favore, anche con attacchinaggio notturno…

Il liceo classico è sotto accusa, anzi, sotto assedio. Il problema è squisitamente italiano, e non solo perché…
ilsole24ore.com
Commenti
Rosalba Di Vincenzo
Rosalba Di Vincenzo Condivido in toto!

· Rispondi ·

1

· 19 h

Gestire

Emanuele Gentile
Emanuele Gentile Sono andato al leggendario Liceo Classico Gorgia di Lentini dove fu preside fra l’altro Sebastiano Addamo… Mi piange il cuore notare questo attacco al sapere… Di recente in Inghilterra è uscito un saggio contro le competenze…quindi… Diciamocela tutta è in atto una guerra contro il sapere voluta da pragmatisti che prediligono il mero atto pratico al momento teorico…

Gestire

Filippo Foresti
Filippo Foresti L’ orgoglio e la riconoscenza per il liceo classico ‘Rosario Cancellieri ‘di Vittoria. Gratitudine per i miei Maestri. Medico con tre specializzazioni. Nel 2010 sono tornato alla università. Lettere classiche. Ho conseguito la laurea magistrale. CinqAltro…

· Rispondi ·

1

· 7 h

Gestire

Sara Gentile ha risposto · 1 risposta

Attacchi terroristici in Spagna

  • ‎ Barrcellona città di pace. Il terrore non riuscirà a farci smettere di essere ciò che siamo: città aperta al mondo, coraggiosa e solidale”.
    Così Ada Colau sindaca di Barcellona: fermezza e coraggio di fronte alla violenza del terrore. “La banalità del male” si ripropone irreparabile in questo XXI secolo: sono cambiati gli attori, il contesto, ma l’essenza di essa ci interroga sulle cause di esso e i mezzi per sconfiggerlo. Noi non siamo preparati, come se la storia nel suo evolversi ci cogliesse sempre inermi ed ignari. Come già la Arendt aveva ben intuito ne”Le origini del totalitarsmo(1951), la possibilità unica di evitare il male sta nella “capacità di pensare” ossia di dialogare, la capacità di vivere insieme,quindi in primo luogo con se stessi secondo una prassi che lei rintraccia nel modello di Socrate.
    Noi oggi siamo nella condizione in cui non viviamo più insieme, soprattutto insieme a noi stessi…avendo desertificato le nostre radici e i nostri valori.

    La Arendt conclude così: “la mia opinione è che il male non è mai ‘radicale’, ma soltanto estremo, e che non possegga né la profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare tutto il mondo perché cresce in superficie come un fungo. Esso sfida come ho detto, il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, andare a radici e, nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua “banalità”… solo il bene ha profondità e può essere integrale.”