Si sono svolte ieri in Francia le primarie della gauche per la designazione del candidato alle prossime presidenziali di Aprile e l’atmosfera è apparsa subito surriscaldata in un contesto politico fra i più complicati. Sono molto lontani gli anni in cui F.  Mitterrand tesseva la sua tela per la scalata all’Eliseo e nell’81 poneva la sua candidatura come candidato unico della sinistra, con l’appoggio anche del PCF, sconfiggeva la destra di Giscard d’Estaing e diventava Presidente della Repubblica. Ora lo scenario è diverso e sembra di essere atterrati in una terra caotica, di pensiero e respiro spezzati: la presidenza del socialista  F. Hollande si chiude con un fallimento e le promesse del famoso discorso del Bourget, con cui egli aveva per un momento infiammato cuori e consensi, non solo a sinistra, dopo il quinquennato del”bonapartista” Sarkozy, sono svanite già a partire dai primi mesi del suo mandato. Hollande ha toccato le punte più basse negli indici di gradimento dei francesi  fra i presidenti della V Repubblica (un triste primato!) e si è risolto a non presentare la sua ricandidatura  e quindi a rinunciare ad un secondo mandato, cosa mai avvenuta nella storia della V Repubblica.

Il Ps è arrivato a queste primarie in crisi, diviso, avendo di fronte  due avversari ugualmente agguerriti: la destra dei Rèpublicains che ha designato, con primarie solide e senza incertezze, Fillon, espressione di una destra neogollista,  rassicurante, legato alla Francia profonda e cattolica;  l’estrema destra del FN di Marine le Pen, espressione di un populismo agguerrito e accattivante,  leader moderna, un bastione di difesa per i francesi de souche, che si batte più di altri per la “sovranità” della Francia e dice di combattere l’islam perchè è  laicamente repubblicana, favorita finora nei sondaggi ad accedere al secondo turno delle presidenziali. In questa situazione la sinistra è arrivata in ordine sparso, ahimè, con ben 7 candidati alle primarie. Fra i tre più présidentiables, Valls, Hamon e Montebourg, si è svolta la vera sfida che ha reso ancor più palpabile la lacerazione interna al PS, la contrapposizione fra la sinistra del partito (di cui Hamon e Montebourg sono espressione) e la destra di esso, rappresentata da Valls, primo ministro uscente nella presidenza Hollande.

Il risultato di ieri sera non lascia sorpresi ma pone comunque dei problemi. Valls sperava nella vittoria, dimessosi anche da primo ministro per avere le mani libere e riformulare un programma e un’immagine che facessero dimenticare le sue scelte nel tandem con  Hollande su immigrazione, sicurezza, legge sul lavoro, tutte nel segno di politiche neoliberali e con inclinazione populista. Non ce l’ha fatta  fermandosi al 32%circa dei voti; e a poco è valso il suo appello all’unità della gauche; gli elettori hanno penalizzato l’uomo- chiave del presidente Hollande. Hamon, l’eterno minoritario nel partito, esponente dei frondeurs, coraggioso ministro sotto Hollande, dimessosi per divergenze insanabili, ha raggiunto  invece il 36% circa ed è il favorito. Momtebourg, l’intellettuale sottile, anch’egli ministro dimissionario,  si è fermato al 18% circa, ma ha subito dichiarato di far convergere i suoi voti su Hamont, fra una settimana, al secondo turno di queste roventi primarie. Tre cose soprattutto emergono: 1) adesso la partita è ancora da definire ma Valls deve compiere una strada di ripida ed incerta salita; 2) il PS non può più nascondere la sua sofferenza eil suo sfilacciamento,  e dovrebbe trarre lezione da questo segnale chiaro dei suoi elettori; 3) i francesi sono stanchi e demotivati, la loro disaffezione verso i politici sembra aumentare; infatti l’afflusso dei votanti a queste primarie è significativamente inferiore a quello del 2011.

Senza forzare, non sono poche, mi pare, le analogie con la situazione della sinistra italiana, dove non siamo messi meglio.Occorre probabilmente un leader di qualità che riappassioni ed abbia un serio progetto, che sappia riportare  gli individui nella sfera della politica, croce e delizia dell’uomo moderno.Quindi croisons les doigts aspettando il secondo turno e poi le elezioni presidenziali a primavera. E con un occhio all’Italia!

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