Fidel Castro se n’è andato qualche giorno fa. L’ho appreso  di mattina presto sui giornali online e  mi sono fermata a leggere  le prime notizie che rimbalzavano  ed i titoli dei vari quotidiani con un ritmo che non mi è proprio, avidamente, fulmineamente, quasi volessi tenere a bada lo stupore, o l’emozione, non so ben dire. Certo mi sentivo toccata e non poteva essere altrimenti  per una della mia generazione che a vent’anni era cresciuta nel mito del rivoluzionario cubano, l’uomo giovane e spericolato che assieme a Che  Guevara e a pochi altri aveva liberato Cuba dalla dittatura  di Fulgenzio Batista, sfidando gli Stati Uniti e l’ordine mondiale da essi garantito ed imposto ed immaginando per la sua terra un destino diverso, la rivoluzione socialista. Un’intera stagione politica, e non solo per noi giovani  estremisti inquieti, ma per molta parte della sinistra intellettuale e politica europea, si era dipanata guardando all’esperienza cubana come ad una via diversa ed originale per battere il capitalismo e le sue ingiustizie. ” Cuba è all’avanguardia!”si gridava nei cortei e si scriveva anche in molta saggistica che pensava di trarre dall’America latina  nuova linfa  per rinverdire l’ideologia e la speranza. A Cuba era stato diverso,non era la via sovietica ,si diceva.

Poi gli anni sono passati, molte utopie sono cadute. Che Guevara lascia presto il governo sorto dalla rivoluzione, prende una strada diversa ed inizia  la sua solitaria impresa con l’idea forte di risvegliare e liberare altri paesi dell’America latina; verrà ucciso in Bolivia nel1967. E tutti lo piansero quel rivoluzionrio puro!  Fidel Castro  comincia a  consolidare il suo progetto ed il suo potere a Cuba, ma a prezzo di molte rinuncie e deviazioni dal progetto iniziale, dall’idea trascinante di una comunità culturale e spirituale autonoma per la sua terra prima oppressa. Cuba era ( ed è) troppo importante, per la sua posizione geografica, agli occhi dell’America e dell’ Unione Sovietica (oggi Russia) ed era come presa in trappola: l’embargo americano la vessava, privandola delle risorse essenziali, affamandola e l’Unione sovietica di Kruscev e Breznev elargiva consistenti aiuti ma imponendo scelte precise in politica economica, per esempio, e quindi condizionando il modello di sviluppo dell’isola che rimase legato prevalentemente alla coltura della canna da zucchero. Questo insieme di cose,  le enormi difficoltà   nelle quali si mosse il governo di Castro sin dagli inizi, sono  stati certamente un elemento che ha favorito nel tempo l’instaurarsi di un regime  autoritario; la richiesta di sforzi enormi al popolo cubano, per realizzare gli obiettivi prefissati in una situazione di scarsezza di risorse, ha comportato forme sempre più rigide di controllo del dissenso, la “necessità” per il presidente Castro di affermare una leadership incontrastata all’insegna dell’unanimismo. La rivoluzione castrista ha relizzato l’istruzione per tutti a  e la sanità efficiente in un paese abbandonato prima al sottosviluppo; ma  alla fine la negazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali sono calati come un uragano a travolgere l’idea iniziale della comunità di popolo ed il progetto di riscatto, l’una e l’altra   apprese da Fidel non solo nel suo apprendistato marxista, ma forse ancor prima nel suo  percorso  formativo presso i Gesuiti  dove aveva compiuto i i suoi studi.   Il suo anticapitalismo si nutriva, credo, di ben altro che non l’ideologia marxista e la sua tensione verso una comunità lontana e depurata dagli eccessi del materialismo/consumismo  del modello capitalistico aveva sicuramente una radice  nella cultura gesuitica. Rimane comunque ancora da decifrare ed analizzare  la tela di una storia personale e politica  fra le più complesse del ‘900, che il il lìder maximo ha incarnato munito di un carisma  e di una determinazione indicutibili.

La caduta di un sogno dunque, o la trasformazione degli ideali del castrismo originario fagocitati dalla ragion di Stato o dalla “brama di potere”che, come B. Russel ci ricorda, è molla eterna nell’agire umano? Non sappiamo, non possiamo dirlo, ma forse  tutte queste cose insieme. Il tenace Comandante se n’è andato senza abiure e cedimenti, legato ad un modello passato, non più realizzabile nella realtà globale, capo romantico e dittatore insieme,  un trascinatore, un sovrano assoluto, un innovatore caduto, come spesso avviene per coloro che hanno  cambiato il corso della sroria: sbagliando anche, ma avendo tentato l’impresa.

Annunci