Marco Pannella se n’è andato e la notizia della sua morte, in una tiepida giornata di questo maggio peraltro rovente e pieno di inquietudini, mi ha rimescolato dentro pensieri, riflessioni, passioni e propositi d’un tempo, di un’altra stagione, che si sono subito affollati tutti ugualmente impazienti di venire allo scoperto, di riprendere posto  oggi, nella nostra realtà presente, quasi volessero riprendere un cammino interrotto. Alice, mia figlia, ora a Birmingham per un soggiorno di ricerca, mi ha stimolato, mi ha frugato dentro, mi ha chiesto di raccontare con gli occhi di allora questo insolente e tenace lottatore che aveva spazzato via la polvere opaca del conformismo nell’Italia rinata e “opulenta”degli anni ’60 e ancor più in quella incupita degli anni’70 e ’80, fustigando ugualmente la classe politica al potere  e le sinistre (quella ufficiale-istituzionale e quella alternativa-rivoluzionaria) e proponendo battaglie impensabili con la sola  arma della radicalità pura e totale. Un vero uragano  nel paludato scenario della politica ben vestita, ben parlata, ben strutturata secondo tradizione secolare nell’Italia cattolica di Fanfani e Bernabei, nell’Italia dell’opposizione comunista riformatrice e gradualista, nell’Italia scontenta dei rivoluzionari alternativi, minoritari e insoddisfatti. Un vero terremoto i suoi referendum  sui temi più scottanti per ridare voce alla gente e rimettere in piedi il meccanismo della democrazia che rischiava di incepparsi; un vero spettacolo di forza civile urlata per le strade, irridente e testarda, come spesso tutte le cose liberatorie!

Così ho provato a dire ciò che Marco Pannella era ed è stato: un radicale  del pensiero e della prassi, un devoto dell’immaginazione purchè al servizio della società nelle sue difficoltà, miserie e ritardi, anche nella sue generosità e bellezze, nel suo orgoglio nascosto, nel suo bisogno di rinnovarsi, sempre in lotta col suo opposto di prudenza,  timore, conservazione. Pannella ha rappresentato tutto ciò in UNA DIMENSIONE POCO POLITICA E MOLTO LIBERTARIA, da protagonista solitario che in precisi momenti, usando i suoi talenti e molta passione, ha mobilitato le masse, la gente, per sfondare il tetto di vetro del perbenismo in una realtà, quella italiana, che poco sapeva di diritti civili e di diritti in genere, oppressa dal potere della cultura cattolica e della Chiesa cattolica  ed impigliata nella tela suadente dell’ideologia, quella comunista e  quella rivoluzionaria.

Lui non ha mai scritto, ma la prefazione al libro di Andrea Valcarenghi”Underground a pugno chiuso ( Arcana Editrice,1973), rivela una scrittura talentuosa; lui ha usato  più  la parola parlata, come ogni capo carismatico che si rispetti, e soprattutto ha usato la prassi( i digiuni, il bavaglio, l’incatenarsi), l’abusare del suo corpo fino all’impossibile perchè è nella fisicità che si esprime naturalmente e totalmente la propria volontà e la si rappresenta agli altri nel teatro della realtà. La sua resistenza non violenta poteva realizzarsi solo così e in questo per l’Italia è stato esempio solitario. Gli altri, anche radicali, hanno seguito, imitato, parlato, appunto, proclamato ma fuori dalla prassi. Lui  individuo creativo si è confrontato ed ha affrontato individui imitativi, quelli che seguono, che si adeguano, quelli che si mobilitano anche, se opportunamente guidati, ma che non farebbero mai da soli il mutamento, quindi il respiro della storia, come diceva Ortega y Gasset.

Pannella è quindi un  borghese  che vuole spostare la sfida ogni giorno un passo più in là, colto, intelligente, amante del bello, della giustizia e del libero pensiero e quindi non è rivoluzionario nel senso che questo termine ha avuto nella lotta politica e nell ‘alfabeto della sinistra. E meno male!  Per questo era scomodo, imprendibile, da tenere a bada, o da sostenere a piccole dosi,  per evitare di rimanere impigliati in qualcuna delle maglie suadenti e teglienti del suo agire. Ora tutti se ne possono per un momento appropriare ( e fanno a gara!) ed illudersi-illudere  per un attimo di essere estimatori del vero, del giusto, del buono, dell’onesto, di essere stati dalla sua parte anche se invece erano altrove ad aspettare sornioni  e prudenti che gli “eccessi” di quel predicatore bizzarro producessero qualche buon regalo per il mercato della politica in poltrona.

La recensione a Valcarenghi è perciò l’epifania del pensiero di Marco Pannella, a metà fra la lettera-confessione ad un amico, compagno amato di alcune battaglie, compagno mancato di altre che li hanno visti divisi, ma pur sempre interlocutore irrinunciabile nel filo di una storia impastata di passioni comuni. Il testo è pieno delle cose, dei fatti, dei conflitti e  contraddizioni  di quegli anni, ma anche di questi nostri così mesti, messi a fuoco dall’occhio di un protagonista fuori dai ranghi, coraggioso, anche narciso un po’ (come tutti i borghesi lo siamo) ma generosamente ed avidamente in cerca di una diversa umanità ed ansioso di cominciare ad esplorarla, anche solitario, in un’impresa impossibile, come Teseo.
Gli anni settanta: che profumo, che passioni, che conflitti, che groviglio di ricchezze, di promesse, di asprezze e delusioni, lunghe maratone  e pause brevi,tutto col cuore in gola e i piedi alati!
Dobbiamo ripensarli per rinascere un po’,  per ri-cominciare.

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