Le elezioni dipartimentali francesi si sono concluse con la vittoria di N. Sarkozy, una ottima affermazione del FN di Marine Le Pen e “la debacle” del PS, partito di governo che perde circa la metà dei dipartimenti prima governati. Si aprono pertanto per la Francia scenari interessanti, ma soprattutto incerti e complicati in un contesto politico attraversato da varie contrastanti pulsioni. La presidenza Hollande ha profondamente deluso i fancesi e il PS è alla sbarra, disorientato e, come qualcuno ha detto, alla ricerca degli elettori perduti; il FN ha raggiunto l’obiettivo  di base prefissatosi, ossia confermare il risultato delle europee, ma non è andato oltre mancando il traguardo agognato di diventare il primo partito perchè sulla sua strada è tornato l’abile “rassembleur” Sarkozy che, pur alleandosi con una forza di centro, l’UDI, ha saputo comunque attirare una parte dell’elettorato della destra estrema alle cui paure e pulsioni antislamiche, come pure al diffuso sentimento di “francesitudine”  ha saputo offrire un rassicurante ancoraggio.

La partita dunque appare  ancora solo iniziata e in qualche modo aperta ad esiti diversi; alle elezioni presidenziali mancano ancora due anni, un tempo lungo nel  quale molte cose possono cambiare, sia relativamente ai singoli protagonisti della competizione, sia nel contesto sociopolitico francese ed europeo.Quail sono le incognite o meglio, le variabili  da tenere presenti  nei tre partiti in campo?

Nell’UMP, come sappiamo, convivono sia pure con punte di aspra conflittualità, diverse anime, da quella neogoliista a quella dei moderati padri fondatori del partito,a quella più “droitiste” e, parallelamente, sono diversi i potenziali candidati nella corsa alle presidenziali che contendono la leadership all’abile Sarkozy, da  Alain Juppé a  Bruno Le Maire. Non è facile pertanto che si ripeta la condizione del 2007 quando Sarkozy fu unico candidato del suo partito. Il FN di Marine Le Pen non ha il problema di una leadership contesa al suo interno, data la natura e la tradizione del partito fortemente coeso attorno all suo capo (non dimentichiamo che J. M. Le Pen, padre della attuale leader, è rimasto capo indiscusso per circa 40 anni); il partito ha inoltre imboccato la strada vincente della politica sul  e del territorio con un conseguente forte radicamento locale ed ha ampliato le zone e la composizione del proprio elettorato, attraverso una intelligente rilegittimazione che passa anche da una insistita professione di fedeltà ai valori della “République”; potrebbe dunque progredire ancora, in temini di consenso, tanto da diventare avversario  ancora più temibile per la destra di Sarkozy. Il PS appare al momento travolto da un’ondata di “défiance”che ha portato allo scarno 20% ottenuto e non riesce più a rappresentare le aspirazioni ed i bisogni del suo elettorato naturale (la classe operaia e le classi popolari in genere). Inoltre, come partito storico della sinistra, dovrebbe avere imparato la lezione delle scorse elezioni ed accellerare la riflessione sugli errori di lungo periodo (perchè ad esempio ha scelto da tempo di abbracciare l’ideologia neoliberale staccandosi dal proprio rifermento sociale per eccellenza, la classe operaia, e le classi più “démouni”?) ma anche ,come partito di governo, affrettarsi a mettere in atto politiche diverse, adeguate alle richieste pressanti di una società  delusa, presa nella morsa della crisi e non più disposta ad attendere. Le due cose non sono semplici sono strettamente legate e dovrebbero andare di pari passo, ma questo deve fare i conti con le lacerazioni interne al partito e con un presidente, Hollande, senza le qualità del leader capace di mobilitare e “rassembler” attorno ad un progetto in ua situazione di pesante difficoltà.

La strada per l’Eliseo  è dunque ancora lunga e disseminata di insidie. In temini sistemici sembra inoltre vacillare lo schema duvergeriano di quadriglia bipolare. Staremo a vedere.

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