Le elezioni dipartimentali di oggi in Francia sono un momento cruciale, un vero nodo nella realtà politica francese che si scioglierà, in un senso o nell’altro, alla conclusione del secondo turno. I segnali del possibile esito sono già da tempo chiari e preoccupanti e le previsioni di sondaggi e commentatori disegnano un’atmosfera politica ed un contesto precisi: il Front National di Marine Le Pen potrebbe arrivare al28%, l’UMP di Sarkozy oltre il 25%, il PS, il partito del presidente Hollande, partito al potere, sfiorerebbe il 20%.L’aria è tesa e surriscaldata ormai da alcune settimane e i protagonisti di questa partita a tre, sono stati e sono tutti sul campo a marcare il territorio ,quello reale e quello mediatico, con dichiarazioni, avvertimenti, ansimanti corse da un capo all’altro della Francia per scovare e convincere elettori incerti o, peggio, perduti, per riparare una diga che non tiene più.

Il tasso di partecipazione al voto è salito un po’(42% degli elettori),la febbre frontista continua a salire, propagandosi dallo sguardo saettante della “leader” ai seguaci e al grande corpo elettorale, sull’onda di una linea precisa e da lei ribadita: la via maestra per la vittoria del FN e la scalata all’Eliseo,è la politica del territorio che dunque il partito tenacemente persegurà. I socialisti sono in agitazione e hanno schierato più che le truppe i loro generali: il primo ministro Manuel Valls già da settimane, ha dato veste pubblica al suo timore che la Francia si infranga sul muro pericoloso della destra estrema del FN e continua a lanciare SOS per la patria in pericolo; il segretario del sindacato CGT, Marthinez,dice a viva voce che il partito di M.Le Pen è pericoloso, è “un poison”,un veleno che distrugge i valori repubblicani; Sarkozy attacca la politica perdente ed inefficace della presidenza Hollande e riafferma l’immagine di una Francia a testa alta tenendo d’occhio l’elettorato de Le Pen, al quale propone una linea più “perbene” e consolidata nei valori repubblicani. La sua strategia di ricostruzione del partito attorno alla sua “leadership” potrebbe dare buoni risultati.
Il fatto è che la “République” e i sacri valori repubblicani e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo sono tirati in ballo un po’ da tutti, dalla destra estrema alla sinistra, passando per il centro e sono diventati una sorta di ideologia, un gigantesco equivoco, un grande mantello da indossare strumentalmente nell’agone della campagna elettorale, e non solo, che le varie forze politiche tirano ciascuna dalla propria parte.Attorno al mito della “République”sono così possibili le più strane acrobazie politiche!

La prima vera novità però è che Marine Le Pen, nella sua strategia di modernizzazione e “dédiabolisation” del partito, ha cambiato rotta, su diversi punti, rispetto alla linea paterna, imprimendo una svolta importante al FN e sparigliando il gioco con sorpresa degli avversari. Il richiamo da lei fatto ai valori repubblicani, alla difesa della Francia come patria degli autentici valori repubblicani (e dunque da proteggere dall'”invasion”dell’islam), ribadito senza risparmio, non solo tenta di legittimare il partito presso un elettorato più ampio,allontanando da esso lo stigma della xenofobia, ma confonde insidiosamente le acque e spiazza i pricipali competitori del FN, li obbliga a demistificare il discorso frontista (cosa non facile) e soprattutto a trovare altri elementi e strumenti per la proria identità e le proprie proposte politiche.
La seconda novità è che la politica del territorio e sul rerritorio di Marine Le Pen (anche questa in discontinuità con la tradizionale linea politica del padre J.M. Marie),ha una sua logica e portata realistica che mira a tessere progressivamente una tela complessa, una trama di rapporti, di alleanze possibili, una articolazione locale prima debole,ora ben avviata, che non può che rafforzare il partito e l’elettorato di riferimento, con l’obiettivo ambizioso di un primato futuro sul piano nazionale.

La terza non è una novità ma una realtà, quella del populismo, dei populismi, patrimonialistici, telematici, nazionalpopulistici, etnoregionalisti, di destra ma anche di sinistra, che ogni giorno si espandono un po’ di più, corrono, laddove gli altri partiti sono lenti e logorati, rafforzano voce, gesti, movenze, corpo, anima, consenso sociale e soprattutto luoghi e strutture di potere. E’ un pesante rompicapo, una minaccia per la Francia, per l’Italia, per le democrazie europee, ancor più per L’Europa e il suo progetto.

Annunci