Anche quì a Parigi, dove mi trovo pe ricerca, mi giungono echi sgradevoli dall’Italia, portati dal vento su per le Alpi innevate, fino a queste strade magiche del Quartiere latino dove abito. Non ancora spento è il clamore per la legge sul lavoro e l’articolo 18, passata al Senato, non ancora chiuso il sipario mediatico sulla grande manifestazione dei sindacati a Roma, una marea di gente con una sola voce. Ed ecco che ben altro clamore e tumulto si propagano in seguito alla manifestazione di ieri, a Roma, dei lavoratori delle Acciaierie di Terni, attaccata dalle forze dell’ordine e conclusasi in un clima teso con un bilancio di diversi feriti fra gli operai ed anche fra i poliziotti. Pessima prova per il governo di Matteo Renzi di cui conoscevamo già i modi spicci, le scorciatoie verbali e formali, gli annunci roboanti, ma non ancora l’aspetto antico e cupo di tutti i governi d’ordine, la polizia che reprime e quel rumore di sirene e manganelli che battono su manifestanti autorizzati, pacifici e non violenti.

Così la recita prosegue, il ministro Alfano esprime solidarietà ai feriti, tirandola prontamente fuori dalla tasca delle buone intenzioni, il premier chiede che vengano accertati i fatti, i partiti, alcuni, chiedono che si riferisca alle Camere; insomma i rituali formali ed ormai davvero vuoti di senso provvedono a rappresentare le istituzioni nella loro dinamica “democratica”. Di quale democrazia, ce lo chiediamo e non siamo in pochi! Perchè nella forma democratica, quali che siano le sue specifiche declinazioni, la politica ed il suo decidere non possono sopraffare la società, le sue voci, i suoi interessi lecitamente espressi, nè possono arrogarsi il diritto della separatezza e determinazione invocate in nome dell’efficacia del governare.
In democrazia la politica deve tenere ben saldi i fili che la legano alla società e tendere l’orecchio, un grande orecchio, per sentirne anche i più remoti brusii. In democrazia, ancora, devono valere, fra le altre, le regole del discutere prima e poi del decidere(tenendo in conto il discusso) e quindi occorre utilizzare le dimensioni del cerchio (lo spazio nel quale si dibatte su un piano di formale parità) e della la piramide (quello in cui si decide dopo avere dibattuto nella dimensione ampia del cerchio). La democrazia è un congegno delicato e un percorso faticoso,non è semplice.
Smetta dunque Renzi di proclamare che le leggi non si discutono con i sindacati, che lui tira dritto, convinto di avere in tasca la ricetta per tutto, che lui e solo lui ha chiaro qual è il bene del paese; usi più il “logos” che la battuta, più la riflessione che la frenesia attivistica, usi più la penna che il manganello!
Perchè la politica è vuota e impotente se la società è svilita, mortificata e si dissolve.

Annunci