Mi sono svegliata con l’odore aspro della pioggia settembrina e il grigio scuro del cielo al rapido assalto di narici ed occhi, mi sono detta che forse ancora sognavo, ho sentito lo scrosciare dell’acqua fra i rami e le case; mi sono rigirata ed ho bevuto un caffè rassicurante.
Agosto è passato in un soffio, col sole rovente, il cielo azzurro smaltato, le sere trionfanti di luna sul ventaglio di colline silenziose come dame addormentate; Agosto è passato rapido come vento che trascina con sè foglie, detriti, pensieri, lasciando un senso acuto di cose non fatte, una specie di vuoto che vaga dalla mente al petto, una sensazione di piattezza e malessere senza movimento, col respiro monotono delle cose usuali, vizze, logorate…
Mia madre mi guarda silenziosa ,piccola e sottile nel suo letto rosavestito e i suoi occhi vagano come a cercare lucori passati. Io non smetto di parlarle e le parole mi sembrano freddo metallo,cadono vuote.
La realtà tutt’intorno pare bloccata; la politica sembra ripetere vecchi motivi e filastrocche e formule postmoderne come per intrattenere un uditorio stanco e farlo ancora essere platea docile, paziente, dismagata sì, ma oscillante fra timore e speranza.
Così si ricomincia, si torna in città, si smettono i lini dell’estate, si aspetta, si entra nelle cose, il ritmo cambia, diventa serrato, l’odore di asfalto ci invade e si cerca il perchè, ogni sera, nelle nostre stanze.
Buongiorno, autunno, non ci soffocare.

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