L’Europa sembra afasica e bloccata, anzi forse lo è, a giudicare dagli eventi degli ultimi giorni. C’è una realtà inquietante in questo nostro mondo complesso e globalizzato:  venti di guerra soffiano da una parte all’altra nei continenti e soprattutto guerre reali e spietate divampano dal Medio oriente all’Ucraina col loro carico di vittime innocenti, disarmate che aumenta ogni giorno. Le democrazie europee non sono toccate dalla guerra e non se ne sentono neppure lambite, immaginando probabilmente un miracoloso cordone che le preserva dal sibilo dei razzi o dei cannoni che devasta altri paesi, come l’individuo quando guarda alle disgrazie altrui con la distanza di chi ne è esente, lui forte e prescelto dagli dei!

Così la UE, il cui parlamento è stato appena rieletto, continua con i proclami e le dicharazioni di un rinnovamento delle sue politiche, del suo ruolo, del suo progetto di Stati uniti d’Europa; e soprattutto continua nello stile di sempre, presentandosi come una ben congegnata, potente macchina di burocrazia, di veti incrociati, di alchimie, per garantire equilibri di potere e di vertice che non toccano la sostanza dei problemi politici concreti, nè le istanze degli uomini e delle donne che l’hanno voluta, immaginata, votata.

C’è un indegno spettacolo di contrattazione per le cariche che contano e finora la Commissione Europea ha solo il suo presidente nella persona del tedesco JUNCKER; il governo italiano fa il braccio di ferro sul nome della Mogherini come ministro degli esteri europeo e trova resistenze diffuse, molte delle quali, penso, motivate e legittime; gli altri paesi fanno lo stesso ed ognuno non vuole rinunciare neppure ad un piccolo spicchio di quella che si chiama "sovranità"(pretenziosa parola) e che in questo caso riveste di nobile manto solo interessi precisi dei singoli Stati.  Si arriverà al 30 agosto per riprendere e concludere (si spera! ) le trattative, ma intanto i conflitti continuano, si aggravano, accendendo forse altri focolai in varie parti del pianeta e distruggendo la vita e il destino di intere popolazioni, le vite concrete, le case, le città, i villaggi, la memoria di esse.

Ma dov’è l’Europa, la sua capacità di decisione, il suo compito di farsi promotrice di politiche unitarie, il suo ruolo propositivo e di mediazione nello scenario globale contro le spinte anarchiche, di violenza, di sopraffazione che esplodono come lava vulcanica in molti paesi? Sembra che le uniche ragioni che mobilitano, inducono scelte, fanno prendere posizione, siano quelle economiche, del denaro, del petrolio prezioso e del controllo di fette di potere. Il resto, tutto il resto, può attendere.
Questa “pace”tanto celebrata, evocata, osannata, dopo il secondo conflitto mondiale, sul cui altare si sono nei decenni realizzate politiche nobili, ma anche meno nobili, quando non abiette, con la pretesa di mantenerla e preservarla, questa pace ora è davvero in pericolo e, sotto la crosta ingannevole, ribollono fermenti non più controllabili anche nell’Occidente di antica democrazia, civilizzazione e grandi ideali realizzati…
Questa Europa deve cambiare pensieri, abito, rotta; questa Europa adesso non c’è, è inadempiente, muta, ripiegata nei cerchi della sua complessa organizzazione come in una gabbia inaccessibile ai più. Questa Europa per questo è colpevole.
Democrazia, democrazie, cittadinanza, diritti, immigrazione, accoglienza, tolleranza, uguaglianza: sono le gambe su cui da sempre cammina la Libertà. Ma dove sono finite?

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