La riforma del Senato, come tutte le riforme costituzionali, è materia delicata poichè modifica l’impianto della Costituzione e definisce le forme e le procedure dentro e grazie alle quali si attua la competizione democratica; essa quindi deve essere condivisa, largamente o il più possibile, dalle diverse forze politiche, e duratura nel senso che l’assetto scelto non può essere cambiato da un governo all’altro o a seconda del cangiare mutevole di una coalizione. Da anni si parla in Italia della necessità di superare il nostro bicameralismo perfetto(come è avvenuto in vari paesi europei) per il quale il Senato è un doppione della Camera, con le stesse funzioni e quindi inutile, anzi di intralcio ad una lettura ed approvazione spedita ed efficiente delle leggi.
Ora, finalmente, il governo Renzi-Alfano ha messo mano a questa impresa, ma subito un fitto fascio di nembi si è addensato su di essa, e non senza motivo, su questioni di metodo e di merito che dovrebbero costituire il “prius”quando si mette mano ad un progetto di tale portata(il capo del governo l’ha definito”storico” e allora che ne abbia le caratteristiche!). Fra i dilemmi più importanti: 1)elezione diretta da parte dei cittadini,o indiretta(nel senso di scegliere i senatori fra i consiglieri regionali ed i sindaci, già eletti direttamente);2) composizione del Senato e numero dei suoi componenti,compresi quelli di nomina del presidente della Repubblica.La commissione Affari costituzionali si è messa al lavoro per redigere una proposta da sottoporre al voto, ma subito il sentiero è apparso stretto: posizioni diverse, distanti, a volte divaricate, tante quante sono le forze politiche, ma anche di più, perchè anche nel PD, il partito di maggioranza,il partito del “premier”, è emerso un orientamento differente, critico, dubbioso, rispetto alle scelte della maggioranza del partito e della Commissione.

Così si è cercato un sentiero piano e, in omaggio ad un’idea di democrazia tanto rapida e semplificatrice quanto discutibile, si sono velocemente sostituiti in commissione i dubbiosi, Corradino Mineo ed altri, coloro “che remavano contro”(termine brutto e ambiguo perchè la “verità o la via maestra bisognava ancora trovarla; quindi contro cosa costoro remavano?) così da procedere speditamente, a passo di marcia, secondo la nuova “ideologia” renziana.
Intanto, rimossi gli ostacoli e per flutti non più perigliosi, si è proceduto cercando di tenere insieme appetiti e interessi più addomesticati. Sembrava giunta al suo traguardo la Commissione quando un altro grappolo di nembi si è abbattuto su di essa, più cupo e minaccioso: fra le pieghe della proposta in un comma, ben custodita, è rispuntata l’immunità per i senatori. La notizia è volata veloce dappertutto, è divampata la polemica, è esploso un fuoco di accuse incrociate, di smentite, di professioni di limpidezza, insomma è andato in scena(ed è tuttora in corso) un triste gioco delle parti;la Finocchiaro, presidente della Commissione, dice che il governo sapeva ed ha siglato due volte la proposta e si sente tradita, la Boschi,”par contre”, dice che il governo non sapeva, Calderoli, della Lega dice che l’immunità si può togliere ma in questo caso anche per i deputati, Forza Italia non protesta perchè quando si tratta di immunità o di impunità va a nozze con chiunque.

E’ una bagarre da avanspettacolo o una “piece” teatrale mal riuscita. Fra l’altro adesso per uscirne chi dovrebbero epurare, chi espellere dalla Commissione? E’ davvero un dilemma!
Così com’è questa riforma nasce zoppa, mal fatta, forse pone più problemi di quanti non volesse risolverne.Chi ci assicura, ad esempio, che proprio i consiglieri regionali ed i sindaci che comporranno il Senato non siano portatori di interessi troppo locali, legati ad interessi di piccole consorterie sul territorio? E’realistico dubitare e porsi la domanda, tanto più che la maggior parte di essi fa bella mostra di sè nella schiera degli inquisiti per corruzione, appropriazione di denaro pubblico ed altri reati simili.
E adesso, che fardello, non se ne può più col gioco del fare e disfare e degli emendamenti all’infinito.
Ma forse, pensano i cittadini, è questo ceto politico che va emendato e mondato, forse il registro è un altro.

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