Le elezioni europee si sono concluse con un’avanzata dei partiti populisti della destra estrema che non ha forse precedenti, avendo essi triplicato i loro seggi al Parlamento europeo: una mappa che si estende a maccha d’olio, inducendo quindi a varie riflessioni.
In Francia il partito di Marine Le Pen, antieuropeo e xenofobo, è in assoluto il primo partito(25% dei voti), la destra di Sarkozy arranca(20%), i socialisti sono rotolati in fondo alle scale(13%), nonostante partito di governo e il presidente Hollande, in un discorso al paese, dice grigiamente, come per dovere d’ufficio, che il futuro della Francia è l’Europa, vestendo così, candidamente, i panni di Monsieur de Lapalisse e quasi sorvolando su un autentico disastro elettorale del suo partito.
L’Inghilterra, l’Austria, la Finlandia, l’Ungheria, la Norvegia, il Belgio, hanno visto anch’essi l’avanzata di partiti populisti e xenofobi che propongono l’uscita dall’Europa, la difesa della propria identità e leggi dure contro l’immigrazione. Nella situazione di crisi che permane pesante, anche i paesi meno colpiti come le democrazie nordiche(che hanno comunque la presenza di uno Stato sociale) usano l’arma del populismo, un populismo che si configura come “patrimonialistico”(come di recente sottolineato da D.Reynié) poichè mira alla difesa dell’identità e dei beni materiali, di una sicurezza che non si ha più o si teme di perdere.

L’Italia ha prodotto un risultato diverso; il vero terremoto è stata l’affermazione del PD di Renzi col 40,8% dei voti, fuori da ogni possibile previsione, la flessione, imprevista, del movimento di Grillo(21,8), una forte riduzione di Forza Italia che arranca dietro ad un leader ormai usurato, la tenuta di misura del NCD di Alfano, alleato del governo Renzi.
Cosa dire di questo balzo del PD? Certo, appare positivo poichè questo successo dovrebbe spianare la via alle riforme necessarie ed attese dal paese. Ma come è stato possibile tagliare tale traguardo, mai raggiunto in Italia dal maggiore partito di sinistra neppure ai tempi d’oro di Berlinguer? Molte le ragioni e condizioni che si sono intrecciate a determinarlo e tutte convincenti: la campagna di Renzi, promettente, agile, col passo veloce e volontarista,la fiducia e la speranza nel progetto europeo contrapposte all’urlo scomposto della cattiva retorica grillina, l’aspettativa di un cambiamento, finalmente, in un paese provato, soprattutto nel ceto medio tradizionalmente moderato o di destra. E proprio quell’elettorato anche nel Sud, in Sicilia, ha fiutato bene ed ha scelto un nuovo cavallo su cui puntare tutto, essendo quello di prima ormai malmesso, col fiato grosso e nessuna rutilante promessa. Ora sta al cavallo riuscire a fare il suo percorso senza sbagliare meta e rimuovendo i possibili ostacoli. Auguriamo questo, a lui, a noi, al paese.

Ieri sera, anzi ieri notte, mi sono addormentata molto tardi ed ho sognato che era tornata la DC. La vecchia signora si era materializzata con abiti, voce e aspetto diversi, aveva il passo rapido e leggero, i lineamenti distesi come dopo una cura in un centro-benessere, parlava una lingua diversa, postmoderna, sembrava non avere memoria delle cose passate, di trionfi, sconfitte, ricomposizioni, tradimenti, fino alla sua sparizione. Era tornata sicura, fiduciosa, accattivante e aveva riaperto le danze.
Stamattina mi sono alzata, ho preso lentamente un lungo caffè ed ho riguardato con calma i dati elettorali. Ma, allora, mi sono detta ,è tornata davvero! E la sinistra dov’è andata a finire? Dobbiamo cercare di ritrovarla.

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