Ieri, martedì 1 aprile, è morto a Parigi Jacques Le Goff, storico di grande ricchezza ed intellettuale di impegno sociale e politico fuori dal comune. Scorrendo velocemente la notizia ho avvertito un sapore amaro salire dalla gola ed espandersi velocemente per tutta la bocca, una repentina tristezza attraversare i pensieri, un moto dell’animo che può dirsi rimpianto per una mente così luminosa che si è spenta. Sono subito riandata alle prime letture che me lo avevano fatto conoscere, tanti anni fa, questo raffinato indagatore del passato che leggeva e raccontava la storia con una dimensione, durata e spessore del tutto nuovi ed originali e mi schiudeva tutto un mondo da scoprire: l’esperienza degli “Annales”, F.Braudel, L. Febvre e la rivoluzione del metodo che essi avevano attuato.

Il Medioevo di Le Goff, da buio e opprimente che era stato, diventava un’altra cosa: ricco, complesso, pieno di tensioni, correva lungo i secoli fino alla modernità, accogliendo dentro di sè, sia pure con conflitto, ciò che lo avrebbe trasformato e oltrepassato. Soprattutto esso aveva un odore, un sapore e un passo particolari perchè speciale era lo sguardo di chi lo ricostruiva, una lente attenta che usava gli occhi della mente, ma anche tutti e cinque i sensi per cogliere il respiro della società e la terrestrità degli uomini e delle donne che vi abitavano, dei mestieri, abitudini e passioni che lo popolavano. “Tempo della Chiesa tempo del mercante” o” L’Europa medievale e il mondo moderno” mi apparvero come autentici gioielli di storiografia in cui rigore scientifico e ricchezza delle fonti si sposavano ad una immaginazione miracolosa, ad una passione e curiosità non usuali, ad una attitudine da autentico narratore.

Anche oggi la stessa sensazione mi attraversa ripercorrendo il magico filo di una ricerca che Le Goff ha costruito e fatto snodare fino a noi, per aiutarci a comprendere il tempo presente. Un filo importante, questo, e una trama da non disperdere.

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