La legge elettorale è passata, la partita si è conclusa con un prevedibile effetto”doppietta”: voto di preferenza e presenza delle donne sono saltati, spazzati via dal voto segreto e dalle segrete contrattazioni che l’hanno preceduto, insomma una sceneggiatura già vista, poco edificante e poco nuova. Il presidente del Consiglio, Renzi, ha spiegato, qualche giorno prima del voto parlamentare, che la parità delle donne si gioca su ben altro (quindi parità salariale, parità nelle opportunità di assunzione e così via snocciolando), mostrando di confondere piani diversi o, peggio, dando la risposta per altre domande, quindi lavandosene sostanzialmente le mani. Quì appunto era in gioco la parità di rappresentanza politica, più precisamente il diritto delle donne, sancito per legge e dunque definitivo, ad avere voce, ad uno spazio politico nelle istituzioni che non fosse per grazia ricevuta. Non era, nè è un fatto di volontà individuale, ma di democrazia. Il problema resta quello di spezzare il predominio maschile in parlamento intanto; se merito ci deve essere per essere presenti nelle liste, che questo sia principio che vale per gli uomini e per le donne, ugualmente. Questo già indicherebbe una parità di opportunità che è da sempre il punto dolente, l’ostacolo difficile nelle battaglie delle donne. Colpevole pertanto il fatto che i partiti abbiano usato il velo inopportuno e strumentale della libertà di coscienza, nascondendo così la volontà di lasciare le cose come stanno. Colpevole il silenzio delle donne ministre che mostrano di ignorare o di rimuovere il “prima”, il cammino fatto da altre donne, proprio quello che le ha condotte dove ora esse sono!

E’ andata così e quindi, essendo ridiscese in basso, dobbiamo noi donne ricominciare a scalare la montagna, ripartire con pazienza e con passione, non trascurando il contesto, il quadro generale di una realtà sociale sofferente e disorientata. Sì, perchè la bocciatura delle preferenze sulle liste è altrettanto grave e tocca tutti gli individui, uomini e donne di questo paese, che vedono così assottigliarsi la loro possibiltà di scelta nel meccanismo elettorale e sono, come per il passato, alla mercè di chi decide al loro posto e sceglie. Il “ventaglio” dei candidati è deciso dai partiti e da esso non si scappa. Singolare ventaglio questo che soffoca invece che alleviare dall’aria pesante come invece fanno quelli merlettati e variopinti delle donne sotto una cappa di calura.

Noi donne siamo indignate, i cittadini, tantissimi, sono indignati, ma siamo in questo momento senza le parole e i gesti che servono, come se una valanga di parole, annunci, proclami e promesse ci stesse per travolgere.
Dobbiamo imparare a rialzarci con schiena dritta, ciglio asciutto e il piglio altero di chi non chiede, ma conquista gli spazi e il sentiero giusto.

Annunci