Fanno scintille i giornali francesi (e non solo)in questi giorni, sulla vampata degli amori incauti e proibiti del presidente Hollande sulla cui testa, invece dell’alloro, si è rappreso un pesante groviglio di nembi, come se Giove avesse tuonato tutti i fulmini di cui è capace! Nella girandola di voci e notizie, il gossip si alterna alla frustata e, direi, il comico al tragico perchè il Presidente proprio domani dovrà (o dovrebbe) lanciare il “patto di responsabilità” ad un paese deluso, ultima arma da lui scelta per cercare di risollevare un indice di gradimento ai minimi storici, e invece si ritrova (le”ruseries de l’histoire”!)a dovere rispondere di responsabiltà più intime e questioni private.

Certo la Repubblica di De Gaulle trema dalle fondamenta: l’austerità regale di De Gaulle, l’eleganza di Giscard d’Estaing, la raffinatezza di Pompidou, l’autorità di Mitterrand (che in punto di morte rivela l’esistenza di una figlia naturale sollevando il velo sulla vita privata del presidente) appartengono ad un altro registro, ad un altro tempo, ad un altro stile, quello del “sacro” del potere presidenziale coerente con l’essenza del sistema francese. Sarkozy, campione di una “rottura” senza precedenti, da autentico animale mediatico, dà in pasto al pubblico la sua vita privata, senza infingimenti, con una scelta discutibile, ma chiara e determinata, quasi a sottolineare il diritto di un presidente ad una completa umanità ed umanizzazione. Hollande, invece, l’enarca socialista tenace che arriva all’Eliseo, disegnando per sè l’immgine di un “presidente normale”, finisce per essere troppo normale: normale in politica, senza guizzi risolutivi nè un progetto all’altezza della sfida lanciata; normale nel privato, anticamente e disastrosamente normale, secondo l’antico costume maschile delle avventure nascoste  o delle storie clandestine parallele a quella ufficiale,  con scooter e casco da trentenne d’assalto. Che tristezza e che patetica postura!

Il risvolto serio, duro, di tutto ciò è certamente quello della sua sicurezza, condizione imprescindiblie per un capo di Stato che non può e non deve derogare dalle regole che la garantiscono perchè egli è la nazione; questo spiega perchè, aldilà di moralismi, i comportamenti privati sono legati al ruolo pubblico e per molti aspetti non possono prescindere da esso. Il risvolto profondo, però, in cui poco c’entrano le questioni di sicurezza, la ragion di stato o altro, è quello umano, della qualità umana (in ciò che di essenziale vi è nel concetto di umanità) di un uomo cui è confidato il potere di guidare un paese. Non è indifferente in politica la pasta di cui siamo fatti e non sono irrilevanti i valori e principi ai quali ci ispiriamo. Dal leader come “homme de caractère” capace di prendere in solitudine, se occorre, e con coraggio, decisioni vitali, siamo scivolati alla realtà di politici mediocri, intenti all’autoconservazione, “burocrati senz’anima”, spesso rapaci e supponenti (come le vicende italiane ogni giorno dimostrano)  o, come in questo caso, di un presidente che appare  come sperduto  nei corridoi dell’Eliseo, un inguaribile attendista, incapace finora di scelte  politiche visibili e coraggiose, troppo prudente in politica quanto maldestro e imprudente nel privato! Siamo passati dall’eroe tragico ad una maschera da commedia all’italiana. Riflettiamo noi su tutto ciò cercando di trarne  una qualche lezione e possibili rimedi, ma riflettano anche i nostri cugini francesi. E un consiglio alle donne anche: occhio agli enarchi!

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