Cade domani, 9 gennaio, il decimo anniversario della scomparsa di Norberto Bobbio e l’assenza del suo pensiero acuto e lucido pesa sulla realtà italiana oltre che nella considerazione di quanti l’hanno conosciuto e stimato, godendo dei frutti ricchi del suo lungo magistero. Il mio incontro con lui, più di vent’anni fà è stato casuale ed ha da subito segnato una svolta per me, docente ancora quasi sconosciuta di Scienza politica nell’Ateneo catanese, lontana le mille miglia dall’Istituto torinese Gioene Solari, dove Bobbio insegnava con la Mole antonelliana quasi di fronte al suo studio. Altro mondo, altri riferimenti, pensavo. L’avevo incontrato a vari convegni, ma un inevitabile “timor reverentialis” mi aveva permesso di scambiare con lui solo poche parole. Poi, avendo da poco pubblicato con Donzelli un mio lavoro su Sciascia e le metafore del potere, gli mandai una copia del mio libro, cortesia accademica, ma non solo. Mi prese stupore quando, dopo pochi giorni, mi giunse una sua lettera con un giudizio molto lusinghiero sul libro e precise osservazioni e puntuali riferimenti sulla rappresentazione metaforica del potere dall’antichità ad oggi. Da quel momento iniziò fra noi una fitta corrispondenza poichè nel frattempo io ero passata ad un’ altra ricerca ed egli mi seguì con generosità nella mia “avventura” francese che sarebbe stata lunga, leggendo e chiosando i capitoli delle mie prime due monografie sulla V Repubblica (su De Gaulle e su Mitterrand), stimolandomi nelle questioni di metodo e consigliandomi nello specifico dei temi affrontati. Una vicinanza per me insperata e cruciale!

Era sempre un’emozione ricevere una sua lettera; l’indirizzo, sulla busta bianco avorio che odorava d’antico, era scritto con la stilografica, con una grafia piccola,  un po’ inclinata, a volte incerta…  La scrittura all’interno era fitta, leggibile con difficoltà, ma charissimo, elegante e preciso  era il testo nei suoi contenuti… Le lettere erano quasi tutte scritte a mano, tranne due con la macchina da scrivere, la classica Olivetti, ma poi al telefono mi disse che sarebbe tornato alla penna odorante di inchiostro cui non sapeva rinunciare e così fece.

Quando con piacere accettò che andassi a trovarlo a Torino, a casa sua, per parlare un po’di persona, mi accolse sulla porta un signore antico, elegante nel tratto, un po’malfermo sulle gambe, ma testardo nel cimentarsi a camminare. Il suo studio mi apparve immenso: due grandi stanze  interamente tappezzate di librerie, un ricco e pescoso mare in cui immergersi, un bosco in cui perdersi con la curiosità e l’immaginazione. Ci sedemmo in un angolo con divani sobri e un tavolo per la conversazione; parlammo del mio libro “in fieri”, era quello su Mitterrand, ma anche di cose e fatti italiani. Bobbio si soffermò molto sull’ascesa politica di Berlusconi, allora recente, mettendone in luce lati non ancora indagati, soprattutto l’aspetto culturale di quel fenomeno della politica italiana, cioè i presupposti culturali che l’avevano consentito e le ricadute sulla mentalità diffusa e sulle coscienze: il berlusconismo che prendeva piede attraverso una lunga “pedagogia ” televisiva che le reti del Cavaliere avevano realizzato almeno nel decennio precedente. Probabilmente pensava al Popper di “Cattiva maestra televisione”; questo mi suggerirono fra l’altro le sue riflessioni condite comunque da un’ironia che stemperava l’indignazione. Parlò anche della democrazia e delle sue ferite, alle quali, disse, bisognava prestare attenzione e pose a  me e a se stesso domande e “perchè” che tornano anche oggi.

Voglio appunto omaggiarlo oggi, Bobbio, con un ricordo personale che parli della sua disponibilità, della sua umanità sotto un aspetto ombroso, a volte, non con lunghe analisi sul suo pensiero, utili in altra sede. La sua lezione che ha attraversato il “secolo breve” oggi ci serve più che mai, la sua intelligenza della realtà, il suo impegno a mantenere viva la tradizione laica nella cultura italiana sono attrezzi della mente insostituibili che dobbiamo riprendere e portarci appresso in questo nostro tempo difficile, come l’ombrello per ripararsi dalla pioggia.

Accompagnandomi alla porta con lo stile “d’antan” mi chiese di tornare.

Poi non l’ho più rivisto. Grazie Bobbio!

Annunci