Mi sono inoltrata come in un bosco di alberi strani e intricati e timorosa mi sono fermata ad ogni istante. Un percorso da neofita con un’istruttrice niente male ma poco paziente. Che ne sa lei del passaggio di secolo, dell’attraversamento di un fiume grande, senza salvagente, con pochi ancoraggi: tutte cose che mi frullano in mente mentre imparo un nuovo alfabeto! Ora ho ripreso dopo uno stacco per prendere respiro e rimuginare sulle cose che devo apprendere; ma Alice, severa come le tate nordiche quando insegnano ai bambini ad usare forchetta e coltello, fa di no con la testa e mi dice di seguire puntigliose istruzioni che mi ha preparato.

Io mi sento presa nella trappola fra le cose che ricordo e quelle da seguire sul foglio, ho un po’ la vertigine come di fronte ad uno strapiombo, ma sono fiduciosa e se pure lentamente, imparerò. Non sono io quella che ha sempre sostenuto che la volontà, la volontà, può tutto e ci distingue dalle bestie, che basta volere una cosa e nulla può ostacolarci? Ma la tag, quella non l’ho ancora capita bene; questa ed altre cose rimangono come prese in un velo di mistero, più del noumeno kantiano o delle speciose distinzioni spinoziane per uno studente al primo approccio con la  speculazione nobile del pensiero occidentale. Io mi chiedo troppi perchè e questo va bene per capire la realtà e le sue infinite pieghe, ma non per entrare nella realtà virtuale e maneggiarne i meccanismi; lì la mente deve essere sgombra e pronta ad eseguire senza guizzi, respiro libero o fantasiose modificazioni; lì tutto è previsto e deve essere prevedibile; quindi occorre disciplina e docilità e molta pazienza. Eppure questo mezzo serve, è veloce, dilata spazio, tempo, possibilità di espansione, o anche li costringe e li strizza per incastonarli nei formati telematici; ma è l’unico modo per muoversi e agire nella dimensione globale, è un pedaggio da pagare all’Impero se vogliamo esserci. Pertanto, avendo tanto censurato il capriccioso Emile che, non sapendo leggere, non trovò la torta e non poté quindi mangiarla, mi appresto ad imparare per gustare anch’io la torta. Che genio quel Rousseau!

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