MEMENTO

Ai politici innanzitutto sicuri dello scettro ora, che annunciano ogni giorno un’idea bislacca come fosse verità.A tutti quelli che restano in silenzio, nelle case e al mattino hanno una piega amara in più sulle labbra, a quelli che protestano e poi si stancano, a quelli che discettano e pensano di salvare il mondo, a quelli che ogni mattina si costruiscono un ordine fittizio, preciso e pensano di sconfiggere il vuoto, a quelli che affogano l’angoscia compulsivamente consumando, a quelli che si autoassolvono con una piccola buona azione al giorno, a quelli che non riescono a sbarcare dignitosamentele le loro giornate e sperano di legarsi ad una mano salvifica senza chiedersi il perchè, a quelli che coltivano l’utopia ma sono legati ad un aquilone che impazza e non torna, affinchè lo riportino a terra qui ed ora.
A tutti noi insomma…

“Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”.

(Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano)

Annunci

ABRUZZO STANOTTE


Il nuovo governatore dell’Abruzzo è Marco Marsili, targa Fratelli d’Italia. Il centrodestra stravince in Abruzzo con quasi il 50% dei voti e la Lega di Salvini è bene in sella con il 28% dei consensi.
I 5Stelle dimezzano il loro risultato delle scorse politiche del 2018, rimanendo sotto il 20%, il centro sinistra a distanza si attesta sul 31% e in esso il Pd ha solo l’11%.
I cinque Stelle escono dunque azzoppati dalla prova di governo di questo primo anno e poichè anche in questo caso”tertium non datur”, in Abruzzo almeno devono reinventarsi opposizione.Prepararsi bene insomma, piuttosto che coltivare sogni di potenza..

I NUOVI CHIROMANTI

Secondo il premier Conte il 2019 sarà
bellissimo; certo qualcuno gli avrà letto la mano.
Siamo proprio in fase ascendente; il ministro dell’Interno è sempre più soddisfatto e infatti si cambia d’abito ogni giorno, si camuffa poi così; quello del lavoro e dello Sviluppo economico recita ogni giorno il suo frusto rosario sul reddito di cittadinanza e anche lui è a braccetto col popolo; infatti ne mutua la lingua soprattutto per farsi meglio capire…
La Sicilia Sarà bellissima, il 2019 sarà bellissimo, quindi.
I politici spesso portano la mano sul cuore e sembrano i predicatori americani in TV a parlare della salvezza del mondo.,ipnotizzando le folle. La recessione è un’invenzione dei nemici del popolo(anche ‘ l’ISTAT?), chi non ci crede va isolato; i migranti ci rubano il lavoro, quindi il Mediterraneo è una tomba perfetta e i centri di accoglienza vanno sgomberati, i “clochard” nuocciono al decoro delle città, vanno rimossi, oppure ci pensa il freddo.
La regressione intanto è in agguato.

La cultura, la ricerca, sono arnesi vecchi, il cambiamento vuole altro. Il ministro della famiglia,un leghista d’origine controllata, sembra un adepto dei Flagellanti, restituitoci intatto dopo secoli.
Le donne, che facciano attenzione a non farsi stuprare..insomma attenzione e prudenza e abiti sobri, ma il burka no e neppure il voile, altrimenti siamo con gli islamici…e non cristiani, occidentali di Santa Romana Chiesa. Non farsi tentare, Cappuccetto rosso docet!
I giovani, che vadano fuori all’estero, a cercare lavoro, così fanno esperienze, in questo meraviglioso mondo globale.!
Giusto è ciò e chi serve il popolo che non si sa chi sia e dove sia…, lo sanno solo in pochissimi! Solo una chiromante o suoi stretti sodali ce lo possono dire.

NON SI FERMANO!

XI sabato di mobilitazione per i Gilets jaunes in tutta la Francia.

I dati al momento sono di 69000 manifestanti secondo il ministero dell’Interno,

segno che il movimento non solo resiste, ma non è un fatto congiunturale, è strutturale, indica una profonda frattura nella società francese.
Gli scontri con la polizia sono stati aspri soprattutto a Parigi , a Bordeaux, a Marsiglia. Molti gli arrestati e i feriti, qualcuno più gravemente dal lancio di flash ball.
La situazione è tesa e complicata per varie ragioni: estremisti di destra si sono scontrati con i Gilets jaunes e gruppi di violenti, i black bloc vi si sono infiltrati. Stasera inizia fra l’altro la prima notte in piedi a Place de la République che diventa così un gigantesco rond point, un luogo simbolico e concreto di incarnazione del movimento.
Complicato ancher il bivio politico che prefigura una prima istituzionalizzazione del movimento con il proposito di presentarsi con una propria lista alle elezioni europee. Il Grand débat national di Macron non lambisce il cuore ed i problemi della società francese e viene percepito come un’abile operazione per riacquistare consenso,un abito di plastica ingannevole che soffoca…

VENEZUELA Al BIVIO

Juan Guaidò, presidente del parlamento del Venezuela si proclama ieri presidente incaricato della Repubblica ,dando vita ad un’opposizione finora non registrata al presidente Maduro, figura mediocre che non è riuscito a riproporre la leadership di Chavez.
Il paese è sull’orlo dell’esplosione per la grave crisi economica ed una  inflazione parossistica.
E’ inoltre privato delle elementari libertà democratiche, soprattutto dopo la rielezione di Maduro che ha instaurato un regime con tipiche caratteristiche autoritarie.
Gaidò emerge ned partito Voluntad popular,nato nel 2009 da un primitivo nucleo di organizzazione studentesca, contro il potere di Maduro, a fianco di Leopoldo Lopez, suo leader, ora agli arresti domiciliari.
Dopo la sua elezione in parlamento diventa riferimento primo dell’opposizione al regime definito come una “dittatura populista che ha usurpato i poteri dello Stato ed i diritti del popolo venezuelano”. In un contesto come questo, sarà determinante,fra l’altro, la posizione che assumerà l’esercito, come sempre nelle realtà latino-americane.Le grandi potenze internazionali sono divise e appoggiano o osteggiano Maduro per ragioni che poco hanno a che fare con i reali problemi del Venezuela e della sua gente e molto invece col mantenimento di equilibri consolidati.
Azzardato il paragone col Cile di Allende per varie ragioni.

IO CERCO

La politica, Signori, cerco la Politica: come un personaggio di Brecht o di Pirandello,come un amante abbandonata, come un fedele la sua divinità smarrita, come un esploratore la strada verso la sua meta, come un devoto della musica la melodia che lo innalza, come un nuotatore l’acqua promettente in cui immergersi, come un personaggio spezzato il suo autore, come un contadino la sua terra.
La Politica, quella vera, quella fatta di idee, di parole per agire, dei duelli leali, per capire, costruire (gli àmillai ton logon dei Greci), quelli che non lasciano ferite, non offendono, ma incoraggiano il dibattere.
La Politica, quella vera, non fatta sotto i riflettori, le luci artificiali, il belletto che deturpa, l’enunciazione rumorosa, la propaganda, lo spettacolo, suadente o sguaiato, che si sovrappone alla realtà e la schiaccia, lasciando dietro di sè una scena vuota..
La politica, quella fatta per mettere insieme le volontà, i bisogni, i desideri e gli interessi diversi, conflittuali, ma di pari cittadinanza, quella fatta per accompagnare diritti, aspirazioni e mutamenti.
Cerco anche la Cultura, Signori, quella che illumina ciò che è opaco, quella che sola fa volare la mente, quella che ci ricorda chi siamo e ci fa immaginare il futuro.
Cerco anche la Bellezza che ci tiene al riparo, nella sua forma intatta, dagli eccessi perchè, come diceva Camus,”La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni (quindi i mutamenti) hanno bisogno della bellezza.”

IL “GILET JAUNE” DI MARINE LE PEN

La corsa alle elezioni europee è iniziata ormai in tutti gli stati membri e MarineLe Pen l’ha aperta ufficialmente ieri per il Rassemblement National nella regione di Vaucluse con un affollatissimo incontro di militanti e simpatizzanti. Poche parole sull’Europa, pochissime, pur dichiarandosi “européenne”,molte per la Francia e per i francesi secondo il veccho slogan”Les Français d’abord”.
Dopo lungo silenzio la leader dell’estrema destra plaude ai “Gilets jaunes”definendola una mobilitazione”saine et bienfaisante”,aiutata in ciò dalla presenza in sala di alcuni aderenti al movimento.
Mossa già attesa questa ed ora esplicitata: un’ipoteca su un movimento che ha diverse anime, componenti, inclinazioni, ma che ha sempre ribadito che non vuole bandiere di partiti poichè esprime un disagio sociale,una protesta dei dimenticati e svantaggiati del paese; un’ipoteca che lo divide in un momento di sua ripresa e di dura repressione da parte del governo di Macron. Situazione complicata…Il movimento inoltre in questa fase cerca di darsi una struttura meno fluida,con momenti di riflessione ed iniziative che mostrano un’attenzione non piccola all’aspettopropositivo e costruttivo.

La riunione di Marseille ed altre iniziative indicano un avvio all’istituzionalizzazione del movimento ,processo non lineare per varie ragioni. Nel suo programma in 42 punti,non mi pare  che ci sia solo la richiesta del referendum di iniziativa popolare,nè alcune richieste puramente economiche ,alcune delle quali irrealizzabili. Viè presente e palese l’istanza di un decentramento e di una valorizzazione delle realtà locali che non è secondaria,come pure la richiesta del ripristino del mandato presidenziale a 7 anni sfalsato dalle legislative che consentirebbe una correzione di tiro delle politiche di un presidente ed eventualmente la “cohabitation”prima della fine del mandato, che attenua il presidenzialismo puro, riducendo i tratti di quella che Duverger definiva “une monarchie jacobine”. Su questo da anni si sono espressi eminenti giuristi. Insomma è una realtà complicata quella del movimento Gilets Jaunes che esprime di fondo una richiesta di maggior partecipazione,una democraziaed una cittadinanza diverse che tocchino le “couches”sociali periferiche e più svantaggiate. Vi è una minoranza insubordinata e qualunquista in esso, strumentalizzata dalla destra estrema,ma non ne è il tratto dominante.Vi è inoltre una demonizzazione da parte della stampa e dei media in genere,su cui si è aperto un dibattito ed una riflessione in Francia da parte di studiosi ed anche di giornalisti che hanno molto spesso dato copertura negativa al movimento,tacendo alcune cose ed evidenziandone altre…,quindi porgendo una stampella al potere en place…
Molti insomma vogliono indossare il “gilet jaune”, ricca riserva di voti, di consenso, nella competizione per le europee.
Un bivio cruciale nel quale si decideranno molte cose.
Tutti vogliono mettere le briglie ora a questo cavallo focoso al galoppo: la destra, la sinistra francese, pur flebile, e anche i populisti nostrani marca 5Stelle, forza di governo, questi ultimi finora senza successo.

Macron, le parole e i fatti: il Grand Débat National

Cerca ancoraggi Emmanuel Macron e scrive due giorni fa una “Lettre aux Français” che è di apertura al “Grand Débat national” inziato ieri e da lui voluto per rispondere alle tante doleances del paesee emerse col movimento dei Gilets jaunes. Ora è la volta degli amministratori locali che rappresentano il loro disagio in forma ufficiale.
La lettera lunga, anche ripetitiva in alcune parti, tenta di creare empatia con i francesi, fa appello alla grandezza della Francia, possibile solo nell’unità di intenti e di progetto.
Un racconto già fatto: riprende in parte i toni della marcia in campagna elettorale,ma stavolta con accenti di autocritica, un atto di contrizione che gli serve per legittimare la sua carica e le scelte che ribadisce di voler fare, nel solco della fermezza di fronte a coloro che sono violenti e “deconnent” ossia dicono fesserie.
Al solito si dice disponibile all’ascolto, ma nel contempo annuncia chiusure come ad esempio sull’ abbassamento dell’imposta sul patrimonio immobilare delle persone che favorisce i ricchi dei ricchi… e che egli intende mantenere.
Prima di lui Mitterrand nel1988, dopo due anni di “cohabitation” con la destra di Chirac, invia una “Lettre aux Français” rimasta celebre, prima delle elezioni politiche nelle quali riconquisterà la maggioranza parlamentare.
Altri tempi, altro consenso per il carismatico Mitterrand… Macron oggi è appena al 20% o poco più, secondo alcuni autorevoli sondaggisti, nella sua funzione di presidente e al 19% per le elezioni europee. EnMarche a denti stretti e fiato corto!

Forche caudine

I dati di oggi stimano in 50.000 i manifestanti dei Gilets jaunes sabato scorso fra Parigi e la provincia. Certo sono meno che a Dicembre ma non cessano di mobilitarsi e di crescere in consapevolezza. Ad essi ieri si è aggiunta la voce delle donne.
Molti partiti, soprattutto la destra estrema  di Marine Le Pen e la sinistra estrema di Jean Luc Melenchon  cercano di appropriarsene, incoraggiando questa o quell’anima del movimento o piegando ai propri fini alcuni delle sue richieste, alcuni fomentandone i tratti violenti.
Il governo di Macron in tutti i modi persegue la strategia della diabolizzazione cercando di liquidarlo come espressione violenta e caotica da reprimere ed accontentare con piccole mance. E’ di oggi la dichiarazione del primo ministro, Edouard Philippe, che annuncia una imponente mobilitazione di polizia per i prossimi giorni. Pugno duro quindi. I media, soprattutto quelli italiani, non  rendono giustizia ad un movimento che non è una scomposta vampata ma una cosa più complicata e duratura che attraversa drammaticamente la società francese.
Un passaggio di forche caudine dunque:
per il movimento quello di tenere salda la barra sui temi centrali che esprimono i bisogni di larghi strati sociali(economici, politici,di partecipazione, di inclusione) isolando le frange violente e coloro che vi soffiano dentro con fini che stravolgono quelli del movimento medesimo;
per il potere quello di non sottovalutare una frattura così profonda della società francese come da circa un cinquantennio non avveniva, pensando di risolvere tutto secondo la vecchia ricetta dell’ordine contro il disordine…
.La società armoniosa e “ordinata” in democrazia si conquista, presidente Macron, non si può imporre.

PENTIRSI, REPRIMERE E CONCEDERE

Le vecchie armi del potere più antico: Macron fa atto plateale di pentimento, reprime e promette cercando di rimettersi in piedi.
Si piega tardivamente alle richieste di coloro che ha finora disprezzato,propone “un contract pour la nation”ad una Francia che lui ha diviso e reprime per fiaccare il movimento.
La manifestazione di stamani dei Gilets jaunes a Parigi ed in altre città francesi è stata mantenuta, nonostante molte defezioni : paura, stanchezza, molti feriti ed arresti sabato scorso. Ci sono comunque state decine di migliaia di manifestanti, scontri con la polizia, arresti (oltre100 nella sola Parigi), tutto il repertorio solito ormai da qualche mese.
Due cose sono importanti: la tenacia, la determinazione di questa protesta; la riflessione che è iniziata dentro il movimento per dotarsi di strumenti che consentano un confronto con le istituzioni, non solo di piazza.
La proposta di un referendum di iniziativa popolare pone con forza un diritto pieno di cittadinanza in un sistema dove il referendum è solo di iniziativa presidenziale; la richiesta di un ragionevole decentramento da parte delle realtà locali, la rilevanza di temi non solo economici mette in gioco il discorso sulle forme di una democrazia logorata e sulla partecipazione. L’opposizione alle scelte di Macron, la constatazione di un potere separato dal corpo sociale restano centrali perchè, ribadiscono alcuni intervistati “c’est n’est pas seulement une question de porte-monnée..”
Ci si chiede quale possibilità oggi vi sia, per il presidente, in tali condizioni, al minimo dei consensi(neppure il 23%) per un progetto di serie riforme.