Lo spettacolo

LO SPETTACOLO: dire, disdire, ricominciare
Il sovrano ha concesso qualcosa per restare in sella: 100 euro al mese per le categorie sotto un certo reddito.
Une “mascarade”, una buffonata, una beffa hanno definito diversi intervistati dei Gilets jaunes il discorso presidenziale.
Il discorso di ieri sera del presidente Macron si è dipanato fra contrizione e buoni propositi; egli ha parlato di “juste colère”dei francesi ma non risponde alle richieste e problemi della società francese, non segna una svolta, mostra di  non volere cambiare il corso della sua politica
Rimane la penalizzazione delle classi medie e popolari, quelle colpite nel loro potere d’acquisto, rimane il problema dei pensionati e ancora non si toccano iredditi alti, non ci sono accenni alle politiche giovanili, tutte cose presenti invece nel suo programma elettorale.
Le opposizioni tutte ed i sindacati sono duri e decisi, rilevano la insufficienza delle misure promesse,gocce in un mare di bisogni reali del paese. I Gilet jaunes dal canto loro dichiarano la loro volontà di continuare la mobilitazione rispetto a risposte evasive ed inadeguate.
Il vero problema è una conduzione accentratrice del potere, un esercizio di esso che ha tagliato i ponti con la società in tutte le sue espressioni. Un rattoppo insomma questo, presto destinato a cedere…Macron s’è sbagliato di secolo.

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NON ROBESPIERRE, BASTA DAHL

Passata In Italia la legge sull’immigrazione; il parlamento ha approvato. Superfluo spendere parole.
Ma le piazze e le strade ci sono in Italia: usiamole per dire, contestare esprimerci come società!
Robert Dahl, il politologo statunitense che non era certo un estremista, parlava di “pubblica contestazione”,cioè di partecipazione e contestazione nei sistemi democratici, come di un requisito indispensabile per la democrazia… il sale di essa. Non rimaniamo nel chiuso dei nostri ripari individuali riempendo le stanze di “doléances”per sentirci bene…e sopportare l’insopportabile.

MACRON IN ARGENTINA ,LORO QUI


Bilancio pesante, già un’ora fa, di questa giornata di mobilitazione dei Gilets jaunes.Almeno 165 fermati, più di 60 feriti,una situazione incandescente in varie zone del centro di Parigi.
Vi è indubbiamente una frangia del movimento fuori controllo che ha incendiato e danneggiato macchine. Vi è altresì la testimonianza di molti dei promotori del movimento che deplora e dichiara ai giornalisti presenti la propria dissociazione da tutto ciò e sottolinea l’assoluta mancanza di volontà di dialogo da parte di Macron e del suo governo.
Macron è in Argentina e controlla da lì…Il primo ministro è in prefettura per avere una mappa della situazione, ma ieri, non ha speso una parola, nè aperto uno spiraglio con i delegati dei Gilets Jaunes, ricevuti in omaggio ad una vuota forma.
Molti degli intervistati, presenti sugli Chams Elysées e a Boulevard Hausmann, teatro anch’esso di scontri e reazioni estreme, sono pensionati, istitutori, operai, casalinghe, studenti, gente qualunque appunto che non può più sopportare il peso di politiche antipopolari.
E’ un movimento complesso, questo, nel quale occorre distinguere per comprenderne la portata e la rabbia sociale che esprime. Marine Le Pen vuole salire su questo cavallo e prende le distanze dai “casseurs”elogiando coloro che vogliono difendere la patria, al monumento al milite ignoto; loro invece più drammaticamente vogliono difendere il loro potere d’acquisto.
La CGT rivendica il suo primato sulla classe operaia e sfila à Place de la Rèpublique. Vi è un fossato pericoloso che si allarga fra le istituzioni e la società che protesta e grida la sua rabbia; non vi sono i corpi intermedi che Macron ha fragilizzato o del tutto vanificato.”«On n’a pas pu faire passer notre message», dicono alcuni Gilets jaunes intervistati a Parigi qualche ora fa.
Almeno 106.000 sono i manifestanti in tutta la Francia.
Le immagini ed i comportamenti non sono solo quelli di violenza. ..

CHI HA PAURA DEI GILETS JAUNES?

Il movimento cresce, è eterogeneo come spesso i movimenti sociali si presentano, è un’esplosione di rabbia ,di disagio economico e culturale, di emarginazione crescente e temuta.
Alcune precisazioni per capire: la sinitra sta a guardare,ma è tentata; la destra estrema vede un’occasione ghiotta da non perdere.
In molti in questi giorni qui a Parigi si sono premurati di presentare i Gilets jaunes come un movimento di destra, qualunquista, violento in certi suoi aspetti, e una parte della stampa ha accreditato ciò.
Ma non è così; esponenti del movimento mettono in guardia da possibili dannose strumentalizzazioni soprattutto da parte dell’estrema destra.
Storici e sociologi come Hervè Le Bras e lo Gerard Noiriel stanno analizzando con lente attenta mettendo in luce dati incofutabili come la composizione del movimemto: gli aderenti provengono la maggior parte da fasce popolari o di piccola borghesia declassata, non sono simpatizzanti dell’estrema destra(anzi fanno dell’antirazzismo un loro slogan), spesso non hanno precedenti esperienze politiche, soprattutto il voto all’estrema destra di Le Pen non si sovrappone
alla mappa della mobilitazione dei Gilets jaunes; essi denunciano inoltre una politica del presidente Macron contro le classi più “demuni” e richiamano l’afflato innovativo di Nuit Debut.
Se stiamo alle etichette, sembrano più di sinistra che di destra, più interessati a reclamare dei diritti che a distruggere o proporre vecchi ordini, più attenti ad una cittadinanza autentica, più “rivoluzionari” nel loro mobilitarsi per cose concrete, che in cerca di leader salvifici. Occorre dunque capire e ascoltare, non demonizzare. Qualcuno ha paura dunque dei Gilets jaunes ed interesse a presentarli come insidiosi per la democrazia.. Del resto Macron vuole unificare solo “le peuple” dei vincenti e sospingere tutto il resto nel cono d’ombra dell’estremismo da spazzare via.

LE TEMPS DES CERISES

Pensavo in questi giorni, trattandosi di presidenti, alla festa, la sera della vittoria di François Mitterrand, il 7 maggio 1981.
Egli arrivava al potere dopo 23 anni di potere della destra e, soprattutto, i socialisti non andavano al governo dal 1936, quando vi riusci Léon Blum col Front Populaire.
C’era di che festeggiare e così avvenne.
Mitterrand da Place Saint Michel risalì il Boulevard fino al Pantheon fra una folla gaia, leggera, quasi incredula che gli faceva corona. La place del Pantheon, pur maestosa non poteva contenerla tutta.Lui entrò in questo tempio metà religioso (dedicato a Sainte Geneviève,protettrice di Parigi) e metà laico, seguito da molti.
Scese nella cripta e semplicemente depose una rosa(simbolo del PS) sulle tombe degli uomini illustri, Rousseau ed altri, a significare la ricomposizione di tradizioni diverse.
Ma su tutto spiccava e risuonava una canzone,”Le temps des cerises”, scritta nel 1868 da Jean Baptiste Clement(comunardo) poi adottata dalla Comune di Parigi nel 1871 e divenuta in seguito il simbolo della Resistenza francese: le clilegie rosse come le bandiere degli insorti, il sentimento di una piaga aperta e la speranza e la lotta.
Altra “ambiance”,altri pensieri, altra simbologia.

VENENUM IN CAUDA

La Francia di nuovo divisa. Le celebrazioni per il cetenario dell’armistizio del1918, a conclusione della prima guerra mondiale, volute dal presidente Macron con fasto e solennità, si concluderanno l’11 Novembre. Ancora due giorni di insostenibile retorica, ma esse mostrano già il loro “venenum in cauda”.
Macron è scivolato o ha calcolato possibili vantaggi. Fatto sta che ha definito Philippe Petain “un grand soldat”, soffermandosi sul suo valore militare.
Stupore, scandalo, disappunto da una parte; approvazione delle destre più impenitenti dall’altra.
Le polemiche su questo non si spengono, essendo Petain nell’immaginario politico francese, soprattutto, personaggio controverso: la destra e la sinistra lo tirano da parti opposte;
ma per il francese medio egli è soprattutto il capo di Vichy, il governo collaborazionista con la Germania nazista dal 1940 al 1944, quello stigmatizzato da De Gaulle nell’appello del 18 giugno del 1940 per una riscossa della Francia, quello poi processato, condannato a morte e salvato in extremis da De Gaulle stesso, capo del governo provvisorio, che gli commutò la pena nell’ergastolo con grande travaglio, essendo stato egli da giovanissimo, fra gli anni ’20 e ’30 del ‘900, suo allievo.
Insomma la storia è complicata e non si può, come Macron pretende, essere, “en mème temps”,amico del diavolo e dei suoi nemici…

LE ORE A PARIGI

Al mattino era grigio e freddo. Alle quattro del pomeriggio, uscendo da SciencesPo c’era un brillio improvviso, una luce chiaro-dorata, inaspettata, che si spandeva dappertutto dai tetti dei palazzi fino al selciato delle strade.
Parigi ammantata dalla testa ai piedi nel suo velo leggero e nei suoi calzari di foglie rossicce a distesa nei boulevards, l’Eglise di Saint Germain des Près ombreggiata dagli alberi come ventagli giganteschi ed il groviglio di viuzze fino a casa fra i “passages” storici da una parte e la Senna dall’altra.
E’ il battito del Quartier Latin che riaffiora da remote lontananze e rivaleggia con le fitte vetrine, il folclore che assorbe ed appiattisce, la fitta umanità che vi si aggira, le diversità che si impongono.
Odori e colori vecchi e nuovi invadono occhi e narici, affollandosi come fanciulle al primo ballo fra desiderio e promesse.
Li attraversavo proibendomi di scegliere.

Mattino

MATTINO
Al mattino la luce incerta come timorosa del giorno che l’aspetta, poi la luce che scivola, si schiude e si incendia dal mare alle case.
Un mare immenso, occhi che cercano.
Al mattino mi cerco, mi raccolgo, mi rifletto nel lago dei pensieri come su specchio cangiante, che brucia, che trascina e trasforma.
Al mattino la tela di ieri pare sbiadita, bisogna ricomporla nei colori, sognando ad occhi aperti o pensando a palpebre chiuse
prima di muoversi, perchè ciò sia arma e riparo, lenimento e carezza.
Al mattino una brezza che formicola dai piedi alla testa
Al mattino ricominciando.Veloce è la vita.

Antigone torna a Riace

“Quanto agli uomini, non mi interessa quello che sono, ma quello che potranno diventare”.(Sartre, Le mani sporche, 1948)

Nel paese dei Bronzi, Riace, si affollano ora vari personaggi da Antigone ad Amleto, a Riches il presidente del Tribunale, personaggio chiave de “Il contesto”.
Tutti costoro si sono riuniti da ieri, al canto dolente dell’arpa, e si interrogano sul rapporto fra giustizia e diritto, fra giustizia e potere, fra la politica e l’etica insomma. E ci interrogano!
Dalla grecità ad oggi poco è cambiato se Polinice non può essere sepolto perchè le leggi non lo consentono, se il sindaco Lucano diventa colpevole per avere immaginato e realizzato un’idea di accoglienza ed integrazione, se la legge morale e qualità umana si impigliano nelle barriere di un’astrazione, quella giuridica, che spazza via la sostanza delle cose nella loro storicità, complicata e a volte drammatica.
E’ in gioco il rapporto del diritto con la realtà sociale nelle sue evoluzioni: esso non può regolare e disciplinare un reale concepito come statico, senza il soffio vitale dei cambiamenti.
E’ in gioco il rapporto fra la politica, il potere e l’insieme di valori e principi morali che devono innervare una democrazia, ossia l’etica..
La qualità di una democrazia, la sua stessa esistenza sono sì garantite da un insieme di norme e procedure,ma esse non possono contrastare o cancellare la presenza di valori, idee, ideali che sono il tessuto vitale di una comunità.

MARINE LE PEN FRANCESE ED EUROPEISTA!!

Macron scende nei sondaggi vertiginosamente e cerca riparo in mosse che correggano la sua immagine( il piano contro la povertà ed un atteggiamento”pedagogico in generale): il 40 % dei francesi secondo un sondaggio,SOFRES, ritiene che egli sia staccato dalla società e sia “le président des riches”.
Il suo partito di maggioranza LREM è in evidente disagio con frequenti defezioni: l’ultima di una deputata di primo piano che lascia il partito denunciando in esso mancanza di democrazia.
Marine Le Pen lancia in grande stile la sua campagna per le prossime europee, tallonando Macron. La nemesi.
Cambia strategia, non è più eurofobica, anzi è divenuta europeista, e nel suo discorso di rientro al Frejus, esplode in “Vive la France, Vive L’Europe”e, fra lo stupore generale, si pone paladina di un’altra Europa, quella da rifare per i popoli, fuori dalle logiche della burocrazia e finanza che l’hanno stravolta.
Insomma una nuova Internazionale, populista stavolta, che attraversa l’Europa dal Mediterraneo, alle Alpi, al Reno ed oltre, su, su fino alle terre più nordiche, e la grande sfida è frai”perdenti” ed i “vincenti” della globalizzazione, fra gli europeisti entusiasti della UE, alla Macron, e coloro che non la vogliono più, dicendo come Le Pen, Salvini ed altri, che l’Europa è un’altra cosa, è quella dei popoli….In tale passaggio Macron è in un letto di Procuste. Il nodo è questo, non solo per lui.
Da noi in Italia ad esempio è l’opposizione (istituzionale, non ne vedo altra che sia politica) ad essere nella trappola dello sbriciolamento e dell’inazione, dell’afasia politica, in una bolla di vuoto…