Putin ancora

Come Putin si avvia al trionfo nelle elezioni presidenziali di oggi.
Bastano alcuni dati scarni forniti in una lunga intervista a Le Monde, da Sacha Koulaeva, responsabile dell’Ufficio Europa dell’Est e Asia centrale per la Federazione Internazionale dei diritti dell’uomo: 1)soppressione progressiva del diritto di espressione e critica attraverso una serie di leggi dal 2000 ad oggi,per le quali ogni forma di dissenso è definita come prodotto di “agenti stranieri”;2) la chiusura di molte organizzazioni per i diritti umani (circa 42 già chiuse e 12 in via di chiusura) e la censura forte verso i “media” non allineati; 3) il divieto assoluto per molte categorie (polizia,esercito,pompieri) di lasciare il territorio russo e congiunto consiglio alla popolazione di non recarsi all’estero,con l’agitato spauracchio di probabili arresti.La nuova cortina d’acciao funziona alla perfezione e la società è aggiogata, isolata ed impaurita.

Difficile ripristinare anche lentamente l’abitudine a ribellarsi, a non sopportare più… ad organizzarsi, ad alzare la testa, a meno di un evento eccezionale che incrini fortemente il potere esistente.Quanto alla condizione economica, le condizioni di vita del popolo russo sono peggiorate: reddito pro capite più basso, molte scuole chiuse, molti ospedali pure, molti operatori di questi settori licenziati, e neppure Mosca e S.Pietroburgo sono collegate da autostrada..Un nuovo feudalesimo, pare.
Come osserva lo storico Antoine Arjakovsky, Putin ha “una concezione mafiosa dello Stato”ed utilizza i proventi del petrolio ed altro per interessi particolaristici, tagliando la spesa pubblica e mettendo a tacere gli interessi comuni. Altro che diseguaglianze… Fino a quando? E chi denuncia tutto cio? La Russia moderna, potente, supertecnologica rimane nella sua cultura e nel suo sistema un paese più asiatico che europeo, sospesa, come tirata per i capelli e trainata dalle vigili renne della steppa siberiana.

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IL FN al congresso di Lille: Marine Le Pen vuole risalire la china.

Il Congresso del Front National che si apre domani a Lille è annuciato come di “refondation” del partito, nuovo nome, immagine nuova, in uno scenario con parecche incognite. La rielezione di Marine le Pen a suo presidente è scontata essendo lei unica candidata,ma le spine della ghirlanda che la incoronerà sono tante e mostrano disagio e confusione non solo nell’estrema destra francese,ma nella galassia della destra nel suo complesso. Nel FN, dopo la sconfitta della leader alle presidenziali di maggio,si è aperta una fase critica: scontento fra i militanti e alcuni dirigenti, l’uscita di Florian Philippot, prima braccio destro di Marine Le Pen (che ha fondato un nuovo partito),l’uscita delle memorie di Jean Marie Le Pen (che sollecitano i nostalgici). A questo va aggiunto il problema dell’alleanza ipotetica con Les Republicains, il partito di Sarkozy, per capirci.
Il nodo è l’alleanza con la destra tradizionale appunto e su questo emergono volontà e pareri diversi; emerge soprattutto una situazione di divergenze e disunione della destra tutta che ha subito gli effetti del “macronisme”: il partito LR esclude un’alleanza con il FN per bocca del suo segretario e la Le Pen pure ritene l’alleanza problema secondario, tanto più che il FN ormai afferma la fine della frattura gauche /droite. L’immagine di Marine è fortemente appannata, logorata al momento, e la ricerca della leader è quella di recuperare quel 15% di elettori che ne hanno decretato la sconfitta alle presidenziali; quindi nuovo volto, nome, simbolo, nuovo statuto e quant’altro per completare quella “normalizzazione” che la sconfitta ha interrotto.
Insomma le destre francesi, quella moderata e quella estrema, si presentano separate, incerte, senza segni di un progetto comune sia pure limitato ad una alleanza momentanea. Buon per la Francia.

Dilemmi francesi

Tornare movimento, essere partito o trovare un’altra forma per continuare ad esistere senza essere fagocitato dall’istituzionalizzazione ormai in atto per buona parte ?
Questi i dilemmi per La Republique En Marche, il partito di maggioranza di Macron, prima movimento, nato nel 2016, come il mostro del mito, metà uomo e metà bestia, con la veste fresca e promettente del movimento dal basso, ma già ben aggiogato alla politica organizzata e tradizionale, per mille fili, legami, adesioni generose e strategiche.
Ora il problema si pone con urgenza e il delegato generale Christophe Castaner ha oggi presentato « les grandes orientations » del movimento per il 2018 cercando di sottolineare l’anima movimentista, rimettendola al centro, cosa non facile se al momento LRM è soprattutto un sostegno alle politiche del governo, non ha una sua identità se non quella che la presidenza Macron gli assegna. Il gioioso cavallo di Troia agile ed efficace per la vittoria si è impigliato nelle redini della politica che ha smesso di convocare e “rassembler” per cominciare a governare, amministrare, stabilire ordini, priorità e regole come è proprio del potere. Ma la società, le speranze, i bisogni, l’idea di trasformazione, sono altrove e chiedono ascolto. Vi è una parte del movimento che non capisce più dove si trova; vi è una parte dei dirigenti che vuole autonomizzare il partito/movimento dal corpo e dall’immagine del suo creatore, che vuole essere soggetto politico capace di ottenere consenso e di radicarsi sul territorio pena la sua estenuazione.
Questa è una sfida, una delle sfide cui Macron dovrà rispondere nel seguito del suo quinquennato. Lo è altrettanto per la società francese.

L’antieuropeismo come l’anticolonialismo?

Le Monde di oggi pubblica una lunga intervista allo storico e antropologo David Van Rebrouck, belga di lingua olandese, che analizza ruolo e struttura della UE da un prospettiva interessante e insolita. Egli parte dalla riflessione che noi, pur sentendoci in qualche modo cittadini del mondo, siamo un po’ prigionieri di un tenace eurocentrismo nel leggere ed interpretare le vicende politiche attuali e che questo limita e deforma la nostra prospettiva.
Ritiene perciò che”tendenze emergenti ” in Asia, Africa, America latina possano aiutarci a capire alcuni problemi del’Unione Europea.Fatte salve evidenti differenze egli si chiede se il processo di decolonizzazione di alcuni di questi paesi e quindi l’aniticolonialismo di allora non possa compararsi con l’antieuropeismo crescente di oggi. Gli elementi comuni: malessere sociale, crisi economica non risolta, bisogno di avere voce in capitolo, rifiuto di un’amministrazione rigidamente burocratica che si avverte “estranea”, le lacrime del popolo raccolte dai vari leader populisti. Certo L’Europa non può paragonarsi ad una perchè si è creata dall’interno e per sua propria volontà,a differenza delle colonie create “manu militari”. Tuttavia egli riscontra fra i due processi diverse somiglianze e fa molti esempi calzanti soprattutto la stessa natura dell’amministrazione:
quella coloniale che regolamentava tutti gli aspetti della vita delle persone,facendole accedere a certi”consumi(scuola,sanità ad es) , ma privandola sostanzialmente di forme effettive di partecipazione e determinandone alla fine la protesta; quella dell’Ue che parimenti usa un’amministrazione onnipresente che ci attraversa e ci vincola, omologando richieste e diritti su modelli non condivisi, anch’essa con compromessi con i potentati locali, anch’essa negando forme reali di partecipazione dei cittadini europei in quanto soggetti di un patto.
Questa carenza di democrazia, soprattutto, unita anche ad un prevalere della tradizionale,vecchia burocrazia- conclude Van Rebrouck- è una spina non piccola, un tarlo che corrode per la sopravvivenza dell’Ue e potrebbe determinarne il declino come avvenuto per il colonialismo nella sua fase finale.

Macron, Macron

Macron annuncia con clamore durante la cerimonia di auguri per il nuovo anno, una legge sulle “fake news” per impedire che notizie menzognere cioè distorte o del tutto inventate minaccino la normale vita democratica.
Tema rovente e non nuovo perchè la distorsione della notizia ad es. è tema antico quanto il giornalismo o,ancor prima, dall’epoca dei graffiti nell’antica Roma.Il problema però è complesso ed anche per questo “juppiterien”, alacre presidente gli scogli da superare non sono pochi. Difficile infatti fissare un quadro di riferimento giuridico per imporre,come egli dice, “des obligations de transparence”alle piattaforme del Net “afin de rendre publique l’identité des annonceurs et de ceux qui les contrôlent “.
E’ un obiettivo forse lodevole, ma ambizioso e rischia di incagliarsi nei cespugli di un terreno complicato che è dentro il problema più generale della libertà di stampa sulla quale peraltro esistono leggi che dovrebbero solo essere fedelmente applicate.
Come fare ad esempio a distinguere fra informazione e propaganda se non attraverso una costante educazione della società ed una deontologia professionale dei giornalisti?
Le leggi /spettacolo servono poco, a mio parere, ai governati e al loro diritto di informazione corretta e rispondente ai fatti, cioè a noi. Molto servono invece da sempre al Principe che grida a piena voce la trasparenza e vuole mostrare di non avere “arcana imperii”.

Cercando il sacro

Riflettevo oggi sulle esequie maestose ,superbe, oltre che partecipate, di J. Hallyday, icona del rock e J.d’Ormesson scrittore nazionalpopolare, simbolo della francesità. Certo vi è un afflato che viene dal basso,ma esse si presentano come eventi”totali”,cerimonie nelle quali si condensa ed esprime una volontà precisa della presidenza Macron intenta a ritrovare e fissare i nuovi “eroi” nazionali. La cerimonia della vittoria di Macron al Louvre lo testimonia.
Al di là di questo, penso però che vi sia un’esigenza di fondo e non limitata solo alla Francia che fortemente l’esprime in questo momento: il bisogno nelle nostre società di reintrodurre il “sacro”e la simbolicità ad esso legata, in una realtà sempre più dominata dalla tecnica che tende a disumanizzare ,proponendo una dimensione robotizzata, la tecnica che domina e appiattisce, controlla, riproduce serialmente, fagocitando l’individuo.
In questo nuovo deserto tecnologico, il potere sente di dovere mostrare le proprie insegne di maestosità, regalità, capacità di coinvolgimento. Nelle monarchie assolute questo era lo strumento del sovrano, le cerimonie di nascita, gli sposalizi, i funerali della famiglia reale riempivano le strade e comunicavano/rappresentavano ai sudditi la potenza ed il fulgore del potere, la sua inevitabilità. Oggi abbiamo monarchie elette o oligarchie, entrambe abbellite dal manto democratico,miracoloso e suadente, ma innervate di tecno-burocrazia, insidiosa, eppur necessaria al potere, padrona quasi assoluta, tiranna del nostro “sè”, del nostro più intimo sentire, falsamente egualitaria.
E allora si ritorna al “sacro”per difendere un’identità che vacilla, un tempo ed una dimensione perduti; e ad esso tornano, bisognose, le istituzioni e la società.

Sinistra arcipelago

Sinistra arcipelago, ma con meno fortuna della vecchia DC che, da partito- arcipelago governò per decenni… Altre “ruserie”!
Lì le isole,gli isolotti non erano, fino ad un certo punto, travolti dalle correnti,anche tante ed essa, la Dc, riusciva ad essere sempre il centro con varie braccia e tentacoli.
La sinistra invece no,cerca il centro, ma lo perde, il centro-sinistra è ed è stata un’ insidia, la sua sinistra è “maladroite”, la sua destra governa male e non è capace neppure di camuffarsi tanto. Una Babele di personaggi, lingue,ambizioni o progetti abortiti…Più si avvicina la scadenza elettorale e più l’inclinazione a scindersi,a brancolare,aumenta. Una specie di”cupio dissolvi”, si direbbe.
Pisapia oggi annuncia che rinuncia non essendo “riuscito a cambiare il centro-sinistra”: Beh certo con gli ossimori è difficile, lo capisco.. anche in letteratura, figuriamoci in politica.
Allora il campo si presenta così:
ci sarà una lista Progressista, gli ex Sel pare confluiranno nel gruppo di Pietro Grasso “Liberi e Uguali” ( mi chiedo:uguali a chi, a prima, agli altri, uguali nel senso antico-giacobino?); il Pd continua nella sua rotta di governo ( che non è centro-sinistra, forse centro-destra, chissà, bisognerebbe riformulare punti cardinali e capacità di laterizzazione forse).
Lo “ius soli”è in fondo a tutto, sparito dall’agenda, difficile farlo rimontare, è sperso …come i barconi di migranti che solcano il Mediterraneo… Il resto…come prima. Devo ripassarmi questa mappa complicata.

Aspettando Godot

Place Saint Michel oggi: tornavo dal fare la spesa e ho visto bandiere rosse da lontano, poche per la verità.C’erano un gruppo della CGT, un gruppo del “Front social de secours” e un’altro di cui non ricordo la sigla, con cartelli contro la” loi travail” e contro “le monde de Macron”, una specie di presidio di una piazza fra le più centrali e turistiche di Parigi. Ho pensato che ancora la gente doveva arrivare, invece, non arrivava nessuno… Dopo un po’ sono rientrata a casa. “Aspettando Godot”, ho pensato.
In questo momento non c’è opposizione in Francia al decisionismo di Macron, nè in parlamento, nè sulle piazze, nonostante egli sia sceso nei sondaggi di alcuni punti. Non c’è opposizione efficace perchè non ci sono i soggetti sociali, e la loro traduzione politica soprattutto,in grado di riunire,mobilitare e proporre; entrambe le ali estreme, il FN. di Marine Le Pen e la FI di J Luis Melenchon, hanno problemi interni, quasi nulla è la loro forza di contrasto all’esterno; il PS è in briciole e Polifemo l’ha fagocitato…
La domanda rimane quella di almeno dieci anni fa: où est-il le peuple de gauche?

La società malata: ricchezza sopra tutto?

La crisi della società occidentale e le lacerazioni che l’attraversano erano già presenti in alcuni pensatori agli inizi del’900; in particolare il predominio dell’economia ed il culto della ricchezza che rischiava di oscurare tutto, valori, morale, politica. Georges Sorel in un saggio importante,”Processo di Socrate” dei primissimi del’900, parla di “governi che si basano sul principio dello scambio;gli uomini non contano..La predominanza delle idee economiche, ha non soltanto occultato la morale, ma ha corrotto i principi politici ed ha reso la politica subalterna ed impotente”.
Qualche anno dopo, nelle”Riflessioni sulla violenza” afferma che il mondo moderno è sempre più influenzato dai valori di una borghesia fortemente sottomessa ad individualismo edonista ed utilitarismo, quindi, votato alla decadenza.
Quasi mezzo secolo dopo, un altro intellettuale e scrittore, Albert Camus, lancia il suo grido nell'”Uomo in rivolta”e punta il dito contro una borghesia “avvilita dalla follia di produzione e potenza materiale” senza più valori, alla quale egli oppone la coscienza e l’agire dell’uomo che si rivolta, dice no e tenta un altro cammino e la costruzione di nuove “élite”. Mi hanno entrambi sorpreso, rileggendoli, per lucidità e contemporaneità.
Abbiamo ancora bisogno oggi di questi pensieri, mi pare.

La laìcité d’abord

 Il tema della laicità in Francia è un nervo scoperto che si irrita ed è dolorante ciclicamente, è uno strumento buono per tutti gli usi, tirato da tutte le parti, dalla “gauche”, dalla destra e dall’estrema destra ,ormai, che ha trovato la bacchetta per trasformare la propria xenofobia in un “valore” che difende la laicità francese dall’oscurantismo islamico. Così in questi giorni la miccia si è riaccesa sul problema dei giorni festivi per gli islamici e delle liceità delle loro preghiere per le strade.
La laicità, quindi, figlia della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, pilastro della République, sinonimo di apertura, sgombra da credenze e pregiudizi, consente il culto cristiano, cosa ribadita dai vari presidenti che si sono succeduti, ma vieta altri culti ed in particolare quello islamico, relegandoli a questione privata e dunque vietando i segni ostensibili, visibili di esso (le leggi contro il velo nei il luoghi pubblici, le crociate contro il burkini ecc). Colui che si ostina a manifestarli è, da tempo, definito un “communautaire” (termine che indica chi voglia esibire segni della propria identità, di appartenza ad una comunità diversa) e così pure tutti quelli che difendono tali comportamenti, talchè costoro sono nemici della Répubblique. Equazione arbitraria e difficilmente dimostrabile…
Oggi Charlie Hebdo, giornale satirico e Mediapart, altro “medium” noto nella realtà francese, prima sullo stesso fronte, sono in polemica sfrenata e pretestuosamente si lanciano accuse reciproche sulla questione del rapporto con l’islam. Mi chiedo e non sono la sola, dove in tutto ciò sia finita la laicità come principio, valore e condotta politica.