TRASGRESSIONE

Trasgressione spaventa a volte anche i trasgressivi perchè la vogliono solo per sè e la possono addomesticare.
Trasgressione minaccia i conformisti, ligi e cauti, occhiuti e avari per sopravvivere.
Trasgressione può divampare come incendio e zampillare come acqua fresca ed è imprevedibile come le sue volute.
Trasgressione vuol dire aggiungere ciò che manca alle cose perchè libera l’immaginario e tutto il possibile che non si vede, cioè l’impossibile.
Trasgressione per non marcire nei dogmi e nutrire il pensiero libero.
Trasgressione è libero canto con vesti leggere.
Trasgressione per decostruire e costruire senza sosta, il solo modo forse per conoscere, senza rimanere incagliati in una visione delle cose pietrificata come in un museo chiuso e del silenzio.
La scienza ed il suo procedere sono trasgressione.

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LA CORONA PERDUTA DI MACRON

Davanti al Congresso riunito, Macron aveva l’aria di chi vuole presentare le credenziali: sparita la sicumera, lo stile regale così ben contraffatto in campagna elettorale, sparito il potere di incarnazione e seduzione; sembra che un vento veloce li abbia prosciugati.
Anche il timbro di voce è cambiato..A vederlo sembra un allievo brillante che ha sbagliato nella domanda più importante; la destra e la sinistra ugualmente impietose lo rampognano, la sua maggioranza comincia a rivendicare autonomia nelle persone di molti deputati…
La tela del centro sconfinato, che sembrava avere rivoluzionato il sistema politico francese, cede in molti punti, tanto che Jacob capogruppo dei deputati Les Republicains, denunciandone le politiche piccole ed inefficaci ha concluso con una staffilata dicendo che ” comme il est le fruit d’une effraction, il repartira sans doute comme il est arrivé !” ,cioè “è venuto, attaverso un’effrazione, un’irruzione, cosi se ne andrà!”
Sotto accusa: la politica economica (accentua le diseguaglianze), le riforme istituzionali (tolgono respiro al parlamento restringendone anora i poteri); la politica sociale promessa(non un soffio di rinnovamento si vede).La reggia ha muri e cancelli in pericolo.. Cosa resta?
Per il presunto neo Napoleone e le sue mire…il sogno sta durando davvero l’espace d’un matin.Succede così molto spesso agli artefatti mediatici. Attenzione.!

A Parigi una sera Novembre 2017

A PARIGI UNA SERA
La luna è sbucata d’improvviso fra Buci e Rue de Seine, sui palazzi, sui boulevards negli anfratti di foglie, la luna che sale sulla volta scura, che pende su questa città e le sue piaghe, intatta come sposa nel lucore del tulle, distante e silenziosa, solerte con gli amanti, con la bellezza, gaia o disperata, straripante o nacosta come in agguato, attenta a raccattare le miserie, bruttezze e violenze ad ogni suo passaggio perchè tutti le vedano.
Dolce nel profumo d’autunno, generosa nel freddo invernale, come ora, la luna di tutti e di ciascuno, tiranna e complice, fredda e rovente, faccia di sfinge, di dama che esige, di ancella che arpeggia coi colori sui mari silenziosi, sulle colline ammantate, sui nostri deserti quotidiani, a riscaldarli. La luna solitaria o col suo corteggio.
E qui sulla Senna, ora smatassa l’aqua e le luci come tela che avvolge, la sua danza serale.
Mi precede, mi affianca, mi segue, mi seduce e mi atterra.
La luna questa sera.

Le spine di Macron

Le spine di Macron
Macron si guarda allo specchio e questo gli rimanda un’immagine fragilizzata.Sparito il fresco vento di “En Marche”, consunto il “pouvoir d’incarnation”, sembra rimpicciolito, come restituito ad una dimensione senza le vesti, le parole, i miti, indossati così in fretta da non essersi accorto che gli andavano grandi: un fratello minore che usa gli abiti dei più grandi e poi vi sta goffo dentro. La sua politica interna è fragile, contestata da mesi, chiusa nel perimetro dell’Eliseo; la sua politica estera vacilla, non è  egli quel leader che voleva diventare nel consesso europeo.
Così Lunedì si presenterà alle Camere riunite per tentare una rimonta.
Intanto una parte non piccola dei deputati di LRM, la sua maggioranza, chiede a gran voce al presidente, loro sodale prima, di riequilibrare e controbilanciare “la sua “politique de droite” ,una politica sociale più ferma perchè, affermano i deputati, “Il manque pour l’instant une véritable colonne vertébrale à un projet social mobilisateur, fédérateur, transformateur pour notre pays “.
Se continua così sorgerà dalle sue stesse file una nuova “Marche”senza ambiguità forse, per spazzare via il vecchio stile della politica. I francesi sono abituati ai “bouleversement”.

PIRANDELLO a Bruxelles e l’Europa rapita.

“Io sono colei che mi si crede” dice ad un certo punto la protagonista di “Così è se vi pare”(1925)di Luigi Pirandello, la donna velata moglie del protagonista, Signor Ponza stretta nella morsa di almeno due personaggi, inconoscibile quindi, come la verità, come la realtà da ognuno vista con i suoi propri occhi e non con quelli dell’altro. Dramma piccolo borghese di una borghesia di provincia che rappresenta il dramma interminabile, intimo di ogni uomo nella sua dolorosa umanità.
Ieri nel Consiglio europeo di Bruxelles sui migranti questo dramma è stato replicato nella sua versione politica,dura e con personaggi più di rango ed importanti, con i leaders europei che pensavano e capivano dell’altro ciò che l’altro non era, che si smentivano a vicenda come presi da follia, che parlavano come se la convenzione dei segni e simboli per capirsi non servisse più.
Il premier Conte dice che Macron era stanco: Macron insiste che”l’accoglienza riguarda l’Italia” ed era lucidissimo…
Restano la mimica, le facce i gesti che sbucano da varie foto di una notte di travagli ed accordi di fatto abortiti :
” Eh caro! chi è il pazzo di noi due? Eh lo so: io dico TU! e tu col dito indichi me. Va là che, a tu per tu, ci conosciamo bene noi due. Il guaio è che, come ti vedo io, gli altri non ti vedono… Tu per gli altri diventi un fantasma! Eppure, vedi questi pazzi? senza badare al fantasma che portano con sé, in se stessi, vanno correndo, pieni di curiosità, dietro il fantasma altrui! e credono che sia una cosa diversa. ” (Luigi Pirandello,Così è se vi pare)

I VESTITI NUOVI DELL’ IMPERATORE

I leaders europei ieri a Bruxelles hanno trovato un accordo sul problema dei migranti. Approvato un documento che istituisce dei centri volontari sul territorio di ciascun paese per l’accoglienza dei migranti;ognuno cioè mette sul tavolo la propria “volontà” a rispettare l’accordo medesimo su basi di libero “volontariato”:un gioco di prestigio linguistico e politico in cui tutto può uscire dal cappello del prestigiatore,cioè nulla.
Io invece ho riletto stamattina con gusto e tristezza la fiaba di Andersen sui vestiti nuovi ed invisibili dell’Imperatore:

“Molti anni fa viveva un imperatore che amava tanto avere sempre bellissimi

vestiti nuovi da usare tutti i suoi soldi per vestirsi elegantemente. Non si curava dei suoi soldati né di andare a teatro o di passeggiare nel bosco, se non per sfoggiare i vestiti nuovi. Possedeva un vestito per ogni ora del giorno e come di solito si dice che un re è al consiglio, così di lui si diceva sempre: «E nello spogliatoio!».

Nella grande città in cui abitava ci si divertiva molto; ogni giorno giungevano molti stranieri e una volta arrivarono due impostori: si fecero passare per tessitori e sostennero di saper tessere la stoffa più bella che mai si potesse immaginare. Non solo i colori e il disegno erano straordinariamente belli, ma i vestiti che si facevano con quella stoffa avevano lo strano potere di diventare invisibili agli uomini che non erano all’altezza della loro carica e a quelli molto stupidi.

“Sono proprio dei bei vestiti!” pensò l’imperatore. “Con questi potrei scoprire chi nel mio regno non è all’altezza dell’incarico che ha, e riconoscere gli stupidi dagli intelligenti. Sì, questa stoffa dev’essere immediatamente tessuta per me!” e diede ai due truffatori molti soldi, affinché potessero cominciare a lavorare…” ( Hans Christian Andersen,1837)

Il Mediterraneo: ieri, oggi

Il Mediterraneo, mare protagonista, mare della storia, delle civiltà, quello al centro dell’attenzione di Fernand Braudel storico “rivoluzionario”. Egli vi dedica nel 1949 il suo più bel saggio,”Il Mediterraneo all’epoca di Filippo II”(oggi riedito col titolo “Il Mediterraneo: lo spazio e la storia : gli uomini e la tradizione) e lo vede per la prima volta come spazio geopolitico vitale, transito di civiltà diverse, di popoli, commerci, culture fra due continenti, spazio che vive e respira, che scambia e costruisce, che trasporta e trasforma e che nella sua lettura diventa metafora per le”dimensioni viventi della persona”.
“Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre.(…) Significa immergersi negli arcaismi dei mondi insulari e nello stesso tempo stupire di fronte all’estrema giovinezza di città molto antiche, aperte a tutti i venti della cultura e del profitto, e che da secoli sorvegliano e consumano il mare.”.
Oggi, ogni giorno navi e barconi malmessi carichi di migranti lo attraversano e arrivano fino a noi.E’ diventato un mare nero come la pece, tumultuoso,minaccioso, senza luce. Braudel ha già risposto. E noi, Europa civilizzata, potente, quali risposte diamo?

La Rupe Tarpea ed i suoi epigoni.

” On ne voit bien qu’avec le coeur” è la scritta sul segnaposto che mi guarda ogni mattina con la faccina de”Le petit prince” di Antoine de Saint -Excupery. Vi riflettevo stamani sorseggiando il mio caffe col miele.Una cosa semplice, naturale “non si vede bene se non col cuore” che viene da chissà quali plaghe remote, una cosa umana, impolitica. Essa precede la politica, ma forse non va dimenticata proprio per questo, perchè umana cioè dell’uomo nella sua umanitudine e quindi dell’uomo associato ad altri, dell’uomo animale sociale che si mette in comune con altri e lotta, sceglie, decide.
Melania Trump, senza pompa di citazioni o analisi complicate, ha detto ieri, a proposito dei provvedimenti del marito presidente sui bambini migranti separati dai loro genitori: “Un paese si governa anche col cuore”, richiamando semplicemente una dimensione che viene prima del governare, del costruire l’Impero come una roccaforte della paura e del diniego. L’Impero ha bisogno anche di altro, come la storia di tutti gli Imperi dimostra per non finire in polvere striata di sangue…
Questo vale anche per l’Italia che di Imperi non ne ha, ma deve curare e preservare la propria democrazia.

La paura dei barbari

Nel sogno, correvo frenetica lungo un sentiero buio, la città sembrava d’improvviso sparita, svanita ed io non potevo fermarmi perchè qualcuno mi tallonava, mi rincorreva, una, due sagome scure, ed io sapevo che volevano sottrarmi un libro che portavo fra ascella e petto, lo sapevo come da sempre. Un incubo,con la lingua arsa ed il viso sudato, il fiato affannato e nessuno da chiamare. Poi ho trovato un anfratto, dietro un palazzo bianco dalle linee purissime, essenziali; pareva fatto per dare riparo nell’armonia delle sue linee contro lo scuro della sera.
Mi sono acquattata ed ho cominciato a leggere come fosse una fiaba antica che mi aspettava:
“La paura dei barbari. Oltre lo scontro delle civiltà” di Tzvetan Todorov, Garzanti 2008 (titolo originale: La peur des barbares: au-delà du choc des civilisations) in cui lo studioso traccia una storia avvincente delle civiltà a partire dall’accettazione/rifiuto dell’altro, dello straniero, un cammino a ritroso di secoli. E il barbaro è sempre lì, che bussa alle porte e l’Occidente divampa e strilla e si serra in preda alla paura.
Egli, Todorov, assume un punto divista diverso e dimostra che a furia di respingere i”barbari”, proprio noi rischiamo di diventarlo rendendo più fragile la nostra società, scacciando così da noi secoli di civiltà, di bellezze, di filosofia liberatrice, di letteratura e musica e pittura alte fino al cielo, assumendo come valori universali giudizi assoluti che sono solo dogmi e pratiche di un etnocentrismo cieco e colpevole.
Un nuovo umanesimo egli propone poichè sostiene che è veramente civilizzato chi sa sempre e dovunque riconoscere “l’umanità” dell’altro.

Come Tantalo

Il potere delle parole. La parola nomina, classifica, ordina, rappresenta, è un squillo di tromba, o una supplica,un’invocazione o una minaccia, un urlo o un canto,agile come piuma o pesante e fredda come marmo.,veloce come proiettile o reticente e nascosta come un fuggiasco. La parola crea o mette in ombra, aggiunge o sottrae, nel pubblico come nel privato. La parola dunque crea la realtà, la illumina o la oscura.
Di questo Harold Laswell si era accorto già negli anni’30 del secolo scorso e su questo ha fondato la sua analisi della politica. Dopo di lui Edelman,Mead ed altri hanno scoperto l’altra faccia della luna e quindi la dimensione simbolica della politica, prima non considerata come Cenerentola dalla matrigna cattiva.
ll linguaggio che oggi popola l’universo della politica si può definire linguaggio della crisi e dell’anticultura: è spezzato, ingabbiato in un presente asfittico, senza prima nè dopo, senza storia dunque, condannato come Tantalo a non poter raggiungere l’uva succosa e l’acqua con cui dissetarsi; è anche impoverito, banalizzato, più che per il passato prende a prestito da linguaggi settoriali in una ibridazione cacofonica ed antiestetica (nel senso della assoluta disarmonia con le cose che vuole designare).
Esso è quindi uno specchio deformato in cui la realtà è piegata malamente come un abito smesso fra tanti oggetti ed idee accatastati in un disordine aggrovigliato e caotico…
Come distinguere in questa scena-mi chedo- i personaggi, i soggetti,i volti,le disparità, le diseguaglianze,il respiro degli “hommes situés”con i loro bisogni ed interessi e desideri concreti?