NON SOLO GERMANIA

Nove persone mercoledì 19 febbraio in Germania ad Hanau vicino Francoforte,uccise da un uomo che spara in due locali frequentati da curdi.
Un gesto subito definito razzista dalle autorità inquirenti e dalla cancelliera Angela Merkel in un discorso preciso e rigoroso che ricorda gli attentati xenofobi degli ultimi 15 anni. :”Il razzismo è un veleno,l’odio è un veleno e questo veleno esiste da anni nella nostra società”.Unitaria e severa la reazione delle varie forze politiche,pronta larisposta della società in un grande corteo già ieri.
L’unico partito che non si unisce alla condanna di questo attentato è l’Afd, espressione della estrema destra xenofoba degli ultimi anni,fondato nel 2013 con un programma molto simile alla Lega di Salvini che fa leva sulla crisi sociale ed economica,sulla paura dell’immigato,sulla difesa dei tedeschi d’oc.
Dalla fondazione e suo ingresso in politica, nel 2013, l’AfD è divenuto la terza forza politica, passando da un 4,70% alle elezioni federali del 2013 ( pari a 2.056.985 di voti) al 12,64% delle elezioni federali del 2017 ( pari a 5.877.094 di voti) con un calo alle europee 2019 che hanno portato AfD al 10,97% ( pari a 4.103.453 voti).

E’ una forza minacciosa ed è attecchita (sembrerebbe strano…ma è comprensibile) nelle regioni della vecchia Germania dell’Est,la DDR,che dopo la unificazione,un’annessione in effetti, ha mantenuto un livello economico diverso dal resto del paese, costituendone una sorta di Mezzogiorno ..sempre indietro, con impoverimento crescente.

CRONACA E DINTORNI DA PARIGI


Era nell’aria, si sentiva come la pioggia sottile che non si vede, ma ti bagna: l’anniversario del movimento è segnato da scontri violenti con la polizia ,molti feriti e più di cento fermati.Gli scontri ancora in corso mezz’ora fa.
I giornali mostreranno il lancio dei “pavé”, le vetrine danneggiate, le barricate provvisorie e di fortuna dei Gilets jaunes,ma la maggior parte di essi tacerà il resto:
le centinaia di cinquantenni e sessantenni ,coppie efamiglie normali che continuano a rischiare per le strade perchè dicono”on voit vivre, pas survivre” e vengono a Parigi dalla provincia perchè è qui che il potere risiede.
Taceranno o metteranno in sordina alcuni giornali che il prefetto di Parigi,dopo poco dall’inizio della manifestazione(uno dei cortei) a Place de l’Italie, ha
Era nell’aria, si sentiva come la pioggia sottile che non si vede, ma ti bagna: l’anniversario del movimento è segnato da scontri violenti con la polizia ,molti feriti e più di cento fermati.Gli scontri ancora in corso mezz’ora fa.
I giornali mostreranno il lancio dei “pavé”, le vetrine danneggiate, le barricate provvisorie e di fortuna dei Gilets jaunes,ma la maggior parte di essi tacerà il resto:
le centinaia di cinquantenni e sessantenni ,coppie efamiglie normali che continuano a rischiare per le strade perchè dicono”on voit vivre,pas survivre” e vengono a Parigi dalla provincia perchè è qui che il potere risiede.
Taceranno o metteranno in sordina alcuni giornali che il prefetto di Parigi,dopo poco dall’inizio della manifestazione(uno dei cortei) a Place de l’Italie, ha annullato il permesso prima dato e i manifestanti sono stati presi a tenaglia fra lacrimogeni e granate.
Taceranno i giornali dei feriti, della gente trascinata a forza
dell’uso del connone ad acqua per disperdere i manifestanti.
Diranno invece dei “casseurs,dei violenti,che sono sì nel corteo,ma minoranza,e minoranza anche nel movimento nella sua composizione.
Come per tutti i movimenti occorre capire.
Tacetranno ancora del dolce grande,una torta che alcuni avevano portato per festeggiare il ritorno in piazza numerosi e tenaci: a Parigi più di 3000 persone secondo fonti ufficiali.
Questo movimento somiglia a molti altri in questi mesi, in altre parti del mondo (dal Cile alla Bolivia,all’Algeria,ai movimenti giovanili in Cina): molto diversi i contesti, i regimi, i volti del potere, ma molto simile questa fiumana che si espande, il bisogno sempre più esteso di ribellione,le richieste di giustizia economica e sociale, il bisogno pressante di riprendersi la propria vita.
Ed essi tutti insieme ci dicono che un’altra fase è iniziata in questa nostra modernità convulsa.

E’ un anno!

Chiuse oggi molte linee del Metro e della RER.
Complicato muoversi oggi a Parigi. A un anno esatto dal loro inizio,i Gilets jaunes tornano in forze con manifestazioni previste in varie città. E’ prevista una grande affluenza a Parigi,ma anche a Lion,Toulouse,Bordeaux ed si profila una strategia diversa che punta alla sorpresa in varie parti della città e del paese.
Le forze di polizia sono in allerta e hanno consegne precise come informa oggi la prefettura di Parigi,si vuole impedire che il movimento riprenda fiato.
Ma è come volere fermare una piena senza capirne le cause…
Intanto ,secondo alcuni sondaggi (inchiesta Odoxa-Dentsu Consulting) due francesi su tre trovano giustificato il movimento(soprattutto sono favorevoli le persone con un diploma di liceo o altro,o un diploma superiore) e il 64% ritiene che Macron non abbia tenuto nel giusto conto la protesta.
L’identificazione col movimento è alta(67%) fra coloro che guadagnano meno di 1500 euro al mese,molto bassa nelle fasce con un reddito superiore a3500 euro al mese.
Ciò che emerge ormai nettamente è che il movimento esprime una frattura sociale acuta nella società francese e si situa dunque nella durata, non è una vampata di rabbia. Continua.

PIU’ AGRO CHE DOLCE

Le elezioni spagnole di ieri sono un vero “casse tète” che ripropone una situazione di difficile governabilità ed evidenzia alcune cose.
I socialisti del primo ministro socialista uscente, Pedro Sánchez si confermano il primo partito,pur perdendo qualche seggio,ma non hanno la maggioranza necessaria per governare e difficoltà a stringere alleanza per formare un governo. Podemos la sinistra radicale, ha una flessione non
Le elezioni spagnole di ieri sono un vero “casse tète” che ripropone una situazione di difficile governabilità ed evidenzia alcune cose.
I socialisti del primo ministro socialista uscente, Pedro Sánchez si confermano il primo partito,pur perdendo qualche seggio,ma non hanno la maggioranza necessaria per governare e difficoltà a stringere alleanza per formare un governo. Podemos la sinistra radicale, ha una flessione non indifferente(conquista 35 seggi 7 in meno delle elzioni precedenti) e soprattutto posizioni distanti dai socialisti. I liberali di Ciudadanos rischiano di sparire perdendo 47 seggi dei 57 che avevano,fenomeno questo che pone domande.
Il vero terremoto però si verifica a destra; infatti il Partito popolare avanza con un incremento del19% dei voti,88 seggi circa ora,ma il partito di estrema destra Vox,fortemente nazionalista e xenofobo,entrato in parlamento solo l’anno scorso, ha un balzo impressionante e rapido,passa da 24 seggi a 52. Cosa c’è dietro il voto a Vox?
Varie cose: sicuramente un voto di sfiducia e protesta verso la classe politica che ha governato,ma soprattutto la reazione all’indipendentismo catalano per il quale il leader di Vox propone misure draconiane (arresto del primo ministro e sospensione immediata dell’autonomiadella Catalogna.)
Questo clima di frattura fra il governo centrale e quello catalano e le tensioni sociali degli ultimi due anni, hanno acuito le fratture esistenti e forse è possibile pensare a un travaso di voti avvenuto da Ciudadanos a Vox.,cioè una convergenza della destra moderata verso quella estrema… fenomeno che si ripete in vari paesi europei negli ultimi anni. Occorre attendere per capirne di più.

FESTEGGIARE..PERCHE’ ?


9 Novembre 1989: il muro di Berlino viene abbattuto, quel muro di ferro tetro e minaccioso, ed è festa. Si festeggiò allora ed oggi si ricorda, commemora, celebra.
Mi chiedevo guardando i giornali, le immagini, ascoltando i discorsi, le parole, i moniti, cosa stiamo celebrando.
L’Europa tutta lo ricorda come un “tournant” significativo, vitale, il crollo dell’impero sovietico, promessa di libertà. Sì questo è avvenuto. Ma in trent’anni gli sviluppi di un liberalismo ben accolto, di un capitalismo che ha cambiato pelle e stile ,ma non la sua essenza, l’avanzare di forme e mentalità autoritarie in diversi paesi europei ci hanno riconsegnato una Europa che ha aperto agli scambi, spostamenti al suo interno, ma ha rigorosamente serrato le sue porte all’esterno. Insomma l’Europa si è abbellita all’interno, democratica, gioiosa e piena di promesse ,aperta a scambi di persone e pensieri come una casa perfetta all’interno, ma con il deserto e la desolazione fuori di sè.
Una casa che vale poco..prigioniera delle sue stesse ferite e fragilità, dimentica della sua propria storia e quindi mutilata.Vediamo un po’:
dalla Libia non si entra in Europa , si muore; Solo quest’anno 694 persone sono morte nel Mare Nostrum come i Romani lo chiamavano;l’Ungheria di Orban ha eretto un muro lungo e poderoso sorvegliato da solerti agenti e poliziotti; la Polonia intensifica gli investimenti per rafforzare la protezione delle frontiere; in Grecia, le isole di Lesbo,Samo ed altre hanno predisposto misure che impediscono il passaggio di migranti in Europa e sono tante anche lì le persone annegate tentando la traversata; dell’Italia sappiamo bene dopo gli avvenimenti dei mesi scorsi soprattutto con i porti chiusi per difendersi dall'”invasione”.
Continuando ad elencare, la mappa della fortezza Europa si estende…sembra fagocitare tutto, anche i suoi abitanti agiati, colti, illuminati, in regola con tutto, tranne che con la condizione umana…
C’è molto poco quindi da festeggiare nell’inverno nel quale siamo piombati.

CORSA FINITA

8 OTTOBRE 1967
Ernesto Che Cuevara, catturato a La Higuera in Bolivia centrale, viene assassinato in un’imboscata dell’esercito boliviano su ordine del capitano Gary Prado Salmòn.
Le immagini consegnano un corpo disteso su un piano di pietra desolato fuori da una scuola, sul viso rappresa la storia frenetica di quegli anni, gli ultimi due in Bolivia alla ricerca di uomini e luoghi per la rivoluzione: la fatica, l’ansia di riscatto,i tradimenti, la solitudine, la tenacia di un uomo che lascia Cuba e il prestigio di un potere che non approva più per ricominciare altrove.
Quel popolo di contadini non capì, non si incontrò con quell’uomo, prese vie diverse, non bastarono parole ed azioni rimaste mute sulla canna dei fucili.Io giovanissima, tutti noi giovanissimi, nei colori sprecati di un autunno giallo oro che non sapeva piangere, attoniti, smarriti, per un idolo sconfitto, un’idea che cadeva, un pugno allo stomaco, una lama al cuore, un turbinio della mente e gli occhi alla ricerca…
Noi cominciavamo appena a scalare il nostro cielo, scalpitanti, e non volevamo fermarci.
Le utopie sono così, ti afferrano, ti attraversano e devi percorrerle fino alla fine…Eravamo saldi dentro la nostra malia…
Non potevamo scendere.

STILE DI VITA EUROPEO?

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La neo presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, contessa, blasonata, di belle maniere, è scivolata proprio sullo stile..CAPITA!
Ha pensato bene di “difendere lo stile di vita europeo”da tutto ciò che può inquinarlo e minacciarlo e presentando la sua squadra di collaboratori ha incluso la delega all’immigrazione, in un portafoglio che si occupa dello “stile di vita europeo”. Ma che assurdità un Commissario preposto allo “stile di vita europeo” !! E cos’è esso?
Le polemiche e le proteste dei gruppi parlamentari europei non si sono fatte attendere da parte dei Popolari,dei Socialdemocratici e dei Verdi,sempre più agguerriti.
La presidente è dovuta tornare indietro,spiegare che vuole difendere i più deboli (ma chi?),modificare il progetto,ma certo non ne esce a testa alta..Soprattutto ha poca memoria.
Sarkozy appena eletto presidente francese(2007) istituì di gran corsa un “Ministere de l’immigration et de l’identité nationale”.
Solo il nome diceva già tutto nell’appaiare immigrazione ed identità della nazione e quindi piovvero polemiche e dimissioni a catena di nomi illustri (storici e filosofi)dalla commissione che doveva occuparsi del problema dell’integrazione degli immigrati in Francia!
Ora qui si tratta dell’Europa che non può permettersi simili proclami perchè coloro che ad ondate sono venuti migranti in Europa ne hanno costruito parte della storia ed identità essendo essa, l’identità,quella individuale e quella collettiva, non una cosa “figè”ma un continuo arricchirsi e divenire.,un prezioso mescolarsi di tante cose.
A meno che noi non pensiamo di essere una specie in estinzione e quindi da proteggere a denti stretti ed anche escludendo,attaccando l’altro da noi…La specie umana è però diversa dagli orsi,dalle giraffe o da altre specie animali.. Noi non siamo uno zoo, ma società.

PALCO E LUCI PRONTI

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Governo quasi varato e la stampa si prepara ad officiare,confermandosi sacerdotale.
Piccoli esempi:”la solitudine di Salvini”,la “statura di Conte,statista acclamato da Trump e dalla Ue”,”il discorso di Zingaretti e la standing ovation del suo partito” e così via . E Di Maio? beh si in fondo lo meritava…ci difenderà da tutto.Dopo mesi di flutti tempestosi siamo approdati nell’isola dei Feaci, ma non abbiamo l’Ulisse di turno.
Ma questo non si dice.
Il mio pensiero è questo: Salvini starebbe meglio in mare per alcuni giorni per macerarsi nella sua solitudine…ma ha la pelle bianca..e non è un contemplativo;Conte al massimo potrebbe essere non uno statista,ma uno stagista che per ambizione cambia padrone e scopre dopo lungo tempo che tutto ciò che ha avallato da primo ministro fino all’altro ieri era da buttare, respingere e che con la Lega mai più!!
Mi ricorda tutte le donne, persone in genere aspiranti famose, in cerca di fortuna, che denunciano stupri e violenze dopo vent’anni o trenta, da parte di registi o attori con i quali hanno lavorato;non sono patetiche,sono avidamente opportuniste.Entrambi dunque non credibili.
Il Pd ha fatto conti da bottega,appena ha intravisto uno spazio per governare,come che fosse,come che sarà, ma non ha chiarito a sè stesso e al paese chi è,cosa vuole,dove staziona al di là dei luoghi di partito; non ha mostrato di avere gambe e testa e rinnovata foga per andare nelle strade e luoghi e case dove la gente vive, si dimena, si arrabbatta.
Ma la stampa,i media stanno addobbando il palco perchè la nuova recita cominci e abbellisce gli attori,li rivernicia.
Non ho nessuna verità in tasca; e..come potrei?. Ho una sensazione di spaesamento in questa grande piazza invilita dove siamo. Ho però una certezza: non lasciare che l’acqua ed i suoi detriti di promesse e buoni propositi ci trascinino..

DEMOCRAZIA.QUALE?

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Un po’ di chiarezza in breve.
La democrazia diretta mitizzata ed evocata quasi sempre da chi la conosce poco,era una forma di governo presente fra il Ve il IV secolo A.C. nelle pòleis greche,Atene fra tutte, possibile a certe precise condizioni:1) comunità moltopiccole di non più di 4/5000 persone che dibattevano e decidevano scegliendo fra le varie proposte politiche attraverso il voto, dove tutti quindi componevano l’Ecclesia,l’assemblea sovrana che si riuniva nell’agorà; 2)concezione del potere orizzontale e non verticale come poi nelle società moderne .Inoltre il numero esiguo dei partecipanti era ridotto dall’esclusione alla partecipazione di alcune categorie: schiavi,gli stranieri e le donne.
Le cariche importanti come quella degli Arconti erano però elettive.Essi erano solitamente tre:arconte re con poteri religiosi e di guida spirituale,arconte polemarco che presiedeva alle azioni belliche e di difesa,arconte eponimo che presiedeva all’amministrazione negli aspetti pubblici e privati.Anche l’Areopago, assemblea di aristocratici ed in seguito la Bulè assemblea aperta agli altri strati sociali più popolari, erano eletti a sorte,cioè sorteggiati da una lista di nomi prima eletti dal popolo.
Detto ciò, nelle società complesse via via succedutesi, la forma di democrazia affermatasi è quella indiretta,sia nelle democrazia parlamentari che in quelle presidenziali, con meccanismi diversi ,in cui la sovranità del popolo si esercita attraverso i suoi rappresentanti eletti nei modi e con gli strumenti previsti dalle singole Costituzioni.
Allora smettiamola con la piattaforma Rousseau,un imbroglio indecente da maghi in declino (fra l’altro non legittimata a nulla di pubblico perchè gestita da un privato!),smettiamola con queste usurate “vernici logiche” che blandiscono il “popolo virtuoso” e mitico(quale popolo poi?) facendone truppa docile per improbabili capi!

LE PAROLE E LE COSE

La circolazione “delle élites” fu analizzata da Vilfredo Pareto circa un secolo fa per mostrare come un mancato rinnovamento reale di esse producesse non solo disequilibrio del sistema e della società,ma anche possibilità di rotture violente,non più controllabili.
La storia ,della quale il sociologo francese,naturalizzato italiano, si serviva per verificare le sue ipotesi, ha già dimostrato questa legge,la sua validità in teoria politica.
Quindi la “discontinuità” che il Pd, per bocca del suo segretario ribadisce come necessaria, non può fermarsi ad un nome o governo precedente soltanto. Le parole indicano concetti e fatti, non le loro libere interpretazioni.
Altrimenti sono chiacchiere…e producono manovre vecchie di corto respiro.